Termina oggi con il secondo capitolo la storia “Diario di un veneto in Francia” di Enrico De Zottis
Finalmente in treno. Una strana sensazione di eccitazione si mischia a un nodo di malinconia in gola. Il viaggio per Lione è lungo, con partenza da Mestre e tappa intermedia a Milano. Sono riuscito a incastrare la mia macro valigia tra i sedili, è talmente grande che sembra una colonnina di ricarica per auto elettriche.
Il viaggio verso Milano prosegue in maniera tranquilla, con punte di esperienza educativa. Un gruppo di studenti universitari pugliesi, seduto poco più avanti nel mio vagone, parla per tutto il tempo, a voce alta, delle bellezze e del valore dei prodotti agricoli della Puglia. Quando arrivo a Milano ho ormai una conoscenza accademica avanzata degli ulivi del Salento. Potrei scriverci una tesi di dottorato e poi andare in uno studio Rai a litigare con il Ministro dell’Agricoltura. Segno a mente questa idea, in caso un giorno mi serva un piano B per la mia carriera.
A Milano, il cambio treno. Quello per Lione è più attraente e moderno, ma non è progettato per chi si trasferisce portando con sè mezza casa. In altre parole non trovo spazio per mettere la valigia. Preoccupato valuto a mente le mie opzioni, tra cui il crollo nervoso clinico, quando un gentilissimo ragazzo senegalese, talmente grande che per lavoro probabilmente sistema a mano i vagoni dei treni sui binari, mi fa un cenno. In pochi attimi, e senza dire una parola, prende la mia valigia e la mette sul ripiano in alto. Lo ringrazio come se mi avesse salvato la vita – lui resta impassibile, probabilmente non sono interessante tanto quanto i vagoni dei treni. Posso capirlo.
Il viaggio verso Lione è eccitante all’inizio, con i pensieri che corrono a quello che mi aspetta e che trovero’ all’arrivo, ma dopo un po’ il buio fuori dal finestrino rende tutto un po’ monotono. A salvarmi dalla noia, il sacchetto dei miei biscotti veneziani tattici. Uno ogni mezz’ora, poi ogni venti minuti, poi ogni dieci. Tiro fuori il mio smartphone per leggere un libro in formato elettronico, ma la luce nel vagone è instabile, così mi ritrovo a girare lo schermo in tutte le angolazioni possibili, a inclinarlo, piegando in contemporanea il collo alla ricerca disperata di fotoni. I passeggeri accanto a me pensano probabilmente che io stia avendo una colica e preferiscono ignorarmi. Posso capirlo…
Finalmente, delle luci emergono dall’oscurità. Un fischio prolungato, le luci della stazione che illuminano la notte. Lione! Ci siamo.
II primo capitolo di “Diario di un veneto in Francia” è stato pubblicato martedì 02/09/2025


