Ecco i 𝟱 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 della XXXII edizione del Premio Letterario dedicato alle opere prime di narrativa già edite.
• Rosanna Turone – Santa (NN Editore – Le Fuggitive)
• Antonio Galetta – Pietà (Einaudi – Unici)
• Anna Mallamo – Col buio me la vedo io (Einaudi – Supercoralli)
• Alberto Locatelli – Airù (Italo Svevo – Incursioni)
• Beatrice Sciarrillo – In trasparenza l’anima (66thand2nd – Bookclub)
Le opere finaliste del premio Berto sono state selezionate dalla giuria del Premio presieduta dallo scrittore e critico letterario 𝗘𝗺𝗮𝗻𝘂𝗲𝗹𝗲 𝗧𝗿𝗲𝘃𝗶, Premio Strega 2021, e si possono già trovare presso la libreria Mondadori di Mogliano Veneto. La premiazione avverrà sabato 6 settembre alle ore 18.00 al Parco della cultura Antonio Caregaro Negrin.
IL DIARIO ONLINE proporrà, per tutta la settimana, fino a venerdì, la recensione dei cinque libri finalisti.
Oggi proponiamo la recensione di:
AIRÚ di Alberto Locatelli, (Italo Svevo – Incursioni)
L’Io narrante di questo romanzo, un ragazzo che lavora nel bar della Beppa, ci descrive la vita e la storia di San Fermo, un piccolo paese della provincia lombarda, abitato prevalentemente da contadini e operai. È gente semplice la cui esistenza scorre tra le chiacchiere al bar, le partite a carte, i pettegolezzi, amori e antichi rancori.
Arriva il nuovo medico, Umberto Sconcerti, chiamato “o dutturì”, fresco di laurea, rigoroso e affidabile, che addirittura va a verificare di persona lo stato di salute dei suoi pazienti più anziani. Il paese lo accoglie con gioia, lo acclama, lo incensa. La visita inaspettata di una ragazza e il modo in cui il dottore la accoglie dà adito a qualche dubbio e illazioni presto però dimenticate.
In fondo egli è sempre presente col suo camice svolazzante, prodigo, gentile… Eppure, a ben guardare, si potrebbe scorgere come un’ombra dietro alla sua disponibilità e alla sua vocazione, si potrebbe notare un continuo riserbo, la fretta di congedarsi, un qualcosa di misterioso, sfuggente come il volo degli aironi presenti nella zona.
L’unico ad accorgersene è il ragazzo del bar. Quando poi, per tutta una serie di eventi, Umberto Sconcerti cade in disgrazia presso la cittadinanza, sarà proprio lui a tendergli la mano, a cercare luce nel pozzo in cui “o dutturì” sembra essere definitivamente caduto e a ricostruire i fatti pian piano con la meticolosità di un sarto.
Il libraio Alberto Locatelli nel suo romanzo d’esordio adotta una prosa ricca, infarcita di vocaboli ed espressioni dialettali. Al di là delle vicende narrate, della storia del paese, della caratterizzazione dei personaggi principali e minori, delle descrizioni di paesaggi, offre delle osservazioni acute e profonde sulla solitudine e sul rapporto con gli altri, che “se da un lato ti salvano, dall’altro avanzano richieste che ti fanno allontanare da te stesso”.



