Ecco i 𝟱 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 della XXXII edizione del Premio Letterario dedicato alle opere prime di narrativa già edite.
• Rosanna Turone – Santa (NN Editore – Le Fuggitive)
• Antonio Galetta – Pietà (Einaudi – Unici)
• Anna Mallamo – Col buio me la vedo io (Einaudi – Supercoralli)
• Alberto Locatelli – Airù (Italo Svevo – Incursioni)
• Beatrice Sciarrillo – In trasparenza l’anima (66thand2nd – Bookclub)
Le opere finaliste del premio Berto sono state selezionate dalla giuria del Premio presieduta dallo scrittore e critico letterario 𝗘𝗺𝗮𝗻𝘂𝗲𝗹𝗲 𝗧𝗿𝗲𝘃𝗶, Premio Strega 2021, e si possono già trovare presso la libreria Mondadori di Mogliano Veneto. La premiazione avverrà sabato 6 settembre alle ore 18.00 al Parco della cultura Antonio Caregaro Negrin.
IL DIARIO ONLINE proporrà, per tutta la settimana, fino a venerdì, la recensione dei cinque libri finalisti.
Oggi proponiamo la recensione di:
“IN TRASPARENZA L’ANIMA” di Beatrice Sciarrillo, (66thand2nd – Bookclub)
Anita, la protagonista che racconta in prima persona, è affetta da un grave disturbo alimentare, l’anoressia, che lei però rifiuta di riconoscere e nominare. La sua è una lotta furibonda e quotidiana contro il cibo, che meticolosamente seziona, rifiuta, rigetta, nasconde nelle tasche e nei cassetti, getta nel water. Tutto è iniziato quando aveva dodici anni e le sue forme hanno cambiato aspetto diventando più femminili e oggetto dello sguardo altrui. Volendo restar bambina, ha iniziato a non alimentarsi adeguatamente, a sfinirsi con esercizi fisici spossanti e lassativi, ricorrendo a menzogne e sotterfugi. Quando si guarda allo specchio ha un’immagine distorta del suo corpo, dove gli altri vedono un mucchietto di ossa, lei solo carne.
La sua famiglia, disperata, la costringe ad entrare in ospedale per curarsi. Qui incontra altre donne, alcune giovani come lei, una più anziana, Flavia. È interessante notare come queste pazienti siano ignare della loro malattia, ma ben consce di quella delle altre. Tra di loro solo in apparenza c’è empatia, solidarizzano solo quando vogliono imbrogliare gli operatori e sbarazzarsi del cibo, ma in realtà serpeggiano gelosie, diffidenza e una profonda solitudine. I medici, gli operatori, la psichiatra stessa, vengono visti come nemici che intralciano la loro routine mortifera.
Il diario delle loro giornate è scandito dall’inviso orario dei pasti, dai medicinali, dalle regole severe. Tuttavia, Anita riesce comunque a studiare, a dare un esame e a stringere una specie di amicizia con Flavia, invisa a tutte le altre. E sarà proprio questa donna, temendo che la ragazza faccia la sua stessa fine, a farle prendere coscienza per la prima volta della differenza tra come ci si vede e come ti vedono gli altri e a farla iniziare un percorso lungo e doloroso verso la guarigione che deve prima di tutto partire dalla consapevolezza di sé. È un romanzo che mette a nudo un fenomeno molto diffuso al giorno d’oggi dove l’aspetto fisico e il rientro in certi canoni viene enfatizzato, ma parla anche di famiglia e di identità.
In questa sua opera prima Beatrice Sciarillo adotta una prosa lucida ed essenziale, senza dare spazio ad emozioni e giudizi, ma riportando i fatti con una sincerità spiazzante.



