Anna Campagnari, vogatrice, artigiana, protagonista sociale e culturale della città d’acqua. Una storia veneziana
Anna oggi è una giovane matura.
L’ho conosciuta ragazza quando sfidava l’acqua della laguna forte della sua età, di un grande orgoglio e della voglia di dimostrare a sé stessa e agli altri chi era.
Curiosa, immediata nella replica, bella nel suo essere pronta a sfidare coppie consolidate e vincitrici di bandiere rosse in “Storica”, Anna Campagnari è stata a cavallo della fine di un secolo.
Nell’altro, quello dopo, si è permessa di guardare ancora più in là, trovando spazio nelle materie che hanno segnato la vita della città e della voga: i simboli.
Ma cerchiamo di guardarla in controluce.
Perché a Venezia oggi bisogna fare così.
Mettersi contro la luce e non credere ai lampi della comunicazione, troppo abusata, laccata, servile.
Anna fa parte dell’immagine di ciò che questa città ha ancora di vero.
E non sono solo parole.
Vive, lavora, voga, corre, tratta e produce a Venezia.
E non concede niente al fascino della parola “facile”.
Perché nella città dell’acqua molte cose possono diventare facili.
Ad esempio l’uso della “gloria del nostro Leon” come copertura degli interessi, il richiamo del turismo, citato nei problemi che pone, ma sollecitato e adoperato come fonte dei propri affari, il cullarsi nelle straordinarie bellezze architettoniche come inutile panacea di mali contro cui non si vuole o non si ha la forza di combattere.
A Venezia serve il rigore.
E Anna lo dimostra quando usa il tessuto (si à diplomata all’Istituto d’Arte), adopera i caratteri, disegna le immagini che stende sulle facce delle bandiere per le regate o degli oggetti che confeziona, ricama, tesse.
Serve rigore quando si voga e si arriva a conoscere il proprio numero d’acqua che magari è sfortunato per la corrente.
Serve rigore nel mantenere integra e viva la propria barca, mascareta, gondolino o caorlina che sia.
Perché la città da sempre levantina oggi ha capito quanto la sua rendita di posizione sia elevata.
Quanto il denaro sia bello e a volte troppo facile a dispetto dei principi, delle regole, del rispetto.
Mi colpiscono le tre chiavi di lettura che Anna Campagnari porta con sé: storia di voga (il suo nome di regata era ed è Anareta per il suo “metterci il becco” sempre e con vigore), lavoro d’artigiana (fa parte del percorso d’alto artigianato “Homo Faber”), vita sociale veneziana.
Perché mi hanno dato una risposta che volevo ma non sapevo se c’era.
E cioè che è ancora possibile, con mille contraddizioni, voler ostinatamente vivere a Venezia.
Per ora, ovviamente.

Certo occorre poterselo permettere ma è evidente che in ogni caso non basta un po’ di denari a fare comunità.
E qui vi è l’altro aspetto che mi ha colpito di Anna.
Proprio il senso di comunità.Non solo familiare con il marito, Marino, e le figlie. Elena e Caterina.
Non solo perchè, come racconta, le prime cose da far imparare ai figli (e agli amici) sono nuotare e vogare.
Ho sentito nelle parole di Anna un’idea matura di nuova comunità. Fatta non di predestinati che “possono” ma di amanti rispettosi. Amanti rispettosi di questa città così malata di destino e di bellezza, di acque e di denaro.
Perché vivere non è possibile senza comunità e lo stare insieme e costruire “societas” non si fa con i fine settimana dei B&B.
E quando leggo di sua figlia Nena, che, come lei, voga, come lei appare sfrontata di fronte alla vita e, sempre come lei, non sopporta le ingiustizie burocratiche o di potere allora capisco che guardare al futuro è impegnativo ma giusto e necessario.

Anna ha vinto tanto. quatto primi posti in Storica nelle mascarete, tante altre bandiere in mille regate e quando si arriva nel suo studio si vedono, insieme alle tante altre conquistate dal suo compagno di vita, anche lui vogatore, schierate in un lungo androne di successi.
E i racconti degli aneddoti, delle avventure italiane e internazionali servono a capire che per me è stato un privilegio quello di conoscere una delle famiglie del remo.
Mentre cammino dopo aver parlato con Anna è come se avessi accanto i grandi che ho conosciuto.
Palmiro, Ciaci, Strigheta, Crea che hanno costruito la gloria del remo veneziano ed hanno trovato in queste donne così forti, decise ed abili nella voga e nella vita, l’altra metà del cielo.
Anna che voga…
Inizia nel 1979, poi nel 1981 in coppia con Susanna Polese partecipa alla sua prima Regata Storica e si piazza al quinto posto.
Nel 1982 vince la regata degli Alberoni.
Dal 1983 in poi voga con Monica Carli, con Nadia Donà ed in seguito con Lucia Bubacco. Con loro vince una sessantina di bandiere delle quali piu di trenta bandiere rosse in regate patrocinate
al Comune.
Il successo viene coronato dai primi posti in Regata Storica negli anni 1987, 1989, 1991 e 1993.
Voga costantemente fino al 1995 e successivamente sceglie di partecipare solo in particolari occasioni così come accade nella Storica del 2007 insieme all’amica Marta Signorelli conquistando il qurto posto.
Negli ultimi 4 anni partecipa alla Regata di Mestre in gondola a quattro remi sempre con la l’amica Marta e le loro due figlie vincendo due bandiere rosse e due bianche: nel 2022, 2023, 2024 e 2025.
Anna artigiana…
Ha iniziato la sua attività di “bandieraia” circa 15 anni fa con la produzione proprio delle bandiere che vengono consegnate storicamente da molti secoli, come trofeo nelle regate di voga alla veneta.
Oltre a questi premi, che sono confezionati e dipinti a mano, realizza anche gonfaloni e stendardi di grandi dimensioni in taffetàs ed altri oggetti di uso comune, quali cuscini e borse.
Decora e personalizza, sempre dipingendole a mano, le furlane (le tipiche pantofole friulane in velluto).
Inoltre realizza, con foglia d’oro cornici lignee.
Ha sue opere in varie parti del mondo: negli Stati Uniti, in Cina, in Germania, in Inghilterra, in Repubblica Ceca, in Francia ed in Svezia oltre naturalmente che in Italia.

Si ringrazia la redazione della testata giornalistica “Ytali.com” per averci concesso di riproporre l’articolo su “ILDIARIOonline”


