21 agosto 2025 L’esercito di Israele ha iniziato le operazioni militari per invadere Gaza City via terra: “Abbiamo avviato le operazioni preliminari e le prime fasi dell’attacco: le nostre forze controllano già la periferia”, ha confermato il portavoce delle forze armate israeliane (Idf). Si parla di decine di migliaia di soldati per invadere una delle ultime zone della Striscia non ancora occupate militarmente. Una mossa chiaramente contraria alla proposta di cessate il fuoco che Hamas aveva accettato negli scorsi giorni.
L’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza, intensificatasi con l’ingresso delle truppe terrestri il 21 agosto, ha riacceso il dibattito globale sulle violazioni del diritto internazionale umanitario. Le testimonianze, i rapporti delle ONG e le denunce delle Nazioni Unite convergono su un punto cruciale: l’uccisione sistematica di civili palestinesi rappresenta una grave infrazione delle convenzioni internazionali che regolano i conflitti armati.
Secondo il rapporto di Human Rights Watch, tra maggio e luglio 2025 oltre 1.000 civili palestinesi sono stati uccisi mentre tentavano di ottenere aiuti umanitari. Di questi, 766 sono morti nei pressi dei siti gestiti dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un sistema di distribuzione militarizzato sostenuto da Israele e Stati Uniti. Le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco su persone disarmate in fila per ricevere cibo, acqua e medicinali.
Un’inchiesta pubblicata da L’Espresso racconta episodi agghiaccianti: soldati israeliani e contractor americani avrebbero “giocato al tiro al bersaglio” contro civili affamati, tra cui bambini come Amir Abd-Al Raheem, di soli cinque anni.
Le uccisioni di civili in tempo di guerra sono vietate dalle principali convenzioni internazionali:
- Convenzione di Ginevra (IV): protegge le persone civili durante i conflitti armati e vieta attacchi contro obiettivi non militari.
- Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale: definisce l’uccisione intenzionale di civili come crimine di guerra e, se sistematica, come crimine contro l’umanità.
- Protocollo I aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra: impone il principio di distinzione tra combattenti e civili, e vieta attacchi indiscriminati.
Secondo Human Rights Watch, l’uso della fame come arma di guerra da parte di Israele, insieme alla privazione intenzionale di aiuti, costituisce un crimine di sterminio e potrebbe configurarsi come genocidio.
Anthony Aguilar, ex ufficiale delle forze speciali USA, ha dichiarato alla BBC di aver assistito a “crimini di guerra” commessi dalle forze israeliane e dai contractor internazionali. “Nella mia valutazione più franca, direi che sono criminali,” ha affermato.
Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha definito il progetto israeliano di insediamenti in Cisgiordania una “minaccia esistenziale” alla soluzione dei due Stati e ha condannato le violazioni del diritto internazionale.
Tuttavia, le azioni concrete da parte dell’Unione Europea e di altri attori globali restano deboli e frammentarie.
La Germania ha espresso “ferma opposizione” al piano israeliano, mentre l’UE non ha ancora adottato sanzioni o misure restrittive contro Tel Aviv.
L’uccisione di civili non può essere giustificata da esigenze militari né da strategie di sicurezza.
Ogni vita umana è protetta dal diritto internazionale, e ogni violazione documentata deve essere denunciata e perseguita.
La comunità internazionale ha il dovere morale e giuridico di intervenire, non solo con parole, ma con azioni concrete.


