Nato a Barcellona nel 1946, grande esperto di arte romanica, Eduard ha avuto una lunga storia come intellettuale militante, Direttore del Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC), docente universitario presso l’Università di Girona e l’Università Autonoma di Barcellona.
Infaticabile, attento, curioso
Ricercatore assiduo delle ragioni di un atto, di un procedimento, di un perché nelle cose da fare.
Orgoglioso del suo lavoro nei beni culturali lo illustrava come una necessità, una condizione per poter lavorare bene, per dare un senso alla parola “fare”.
Ed era pronto nella parola, incapace di non cimentarsi per difendere le sue opinioni.
Anche se ciò comportava dei rischi. Il prototipo di quello che deve essere il funzionario pubblico della cultura: che difende il “bene” anche se non è suo, che considera il “patrimonio” come un diritto generale, che non permette all’interesse speculativo di aprire brecce.In questo non gli dispiaceva perfino passare per pedante e noioso.
Anzi, sorrideva sotto i baffi ed inclinando la testa ti guardava come a dire “il mio dovere lo devo pur fare!”.
Ci conoscemmo a Brescia in occasione della grande mostra sui Longobardi (il Futuro dei Longobardi) che faceva parte di un percorso internazionale su Carlo Magno che comprendeva appunto anche il suo Museo il MNAC di Barcellona.
In quella occasione capii il suo amore per l’Italia, la sua passione per i mondi del passato, il fascino che esprimevaper lui il Museo che rinasceva nella città lombarda: Santa Giulia.
Capii soprattutto però come amasse una visione internazionale dei problemi e dei fatti culturali.
Era attratto dalla vicenda dei Longobardi popolo tutt’altro che “barbaro” e da buon catalano capiva le scelte scientifiche ed i distinguo che Carlo Bertelli e tanti altri studiosi italiani inserivano in quella esposizione.
Fu solo l’inizio.
Portammo poi al MNAC, come Villaggio Globale International, anni dopo una grande mostra sul ‘500 Veneto che proveniva dall’Ermitage ed era stata a Bassano.
Era felice dell’opportunità e ci fece capire come per lui una mostra fosse soprattutto una occasione.
Di comprensione storica, di scoperta di un racconto, di paralleli artistici, di analisi conservative e gestionali.
Ed ancora furono tante le volte che fummo insieme nella sua Girona, a Barcellona e a Venezia.
Mi ricordo il primo incontro al MNAC, il grande Museo sulla collina che domina Barcellona.
Io gli proponevo una collaborazione per una mostra e lui continuava a farmi domande per cercare di capire il senso della mia azienda.
Voleva soprattutto scoprire quali potessero essere le condizioni e dove il guadagno per la mia società.Anni dopo mi spiegò che il “privato” nei beni culturali è certo un mondo importante ma va compreso, controllato, indirizzato verso l’interesse pubblico perchè il denaro è spesso un cattivo maestro.
Visitando il suo Museo mi raccontò della immensa fatica nella gestione, dei lavori di ristrutturazione che portava avanti con una archistar come Gae Aulenti e sorridendo mi confessò di aver dovuto continuamente intervenire per disciplinare la grande architetta alle necessità vere del Museo.
Fu a Venezia al Redentore e fummo ospiti del proprietario dell’hotel Londra, il mio caro amico Ugo Samueli, che anche lui non c’è più.
E dalla terrazza continuava a guardare fuochi e barche, isole e chiese, colori e movimenti affascinato come un bambino.
Andammo con mia moglie a trovarlo a Girona e fummo suoi ospiti in una dimora fuori città piena di libri e ricordi, segno in ogni angolo dei suoi studi e del piacere che provava nello stare in una dimora antica.
Gli piaceva mangiare ad Eduard e scoprire il sapore della vita.
E quando preparavo da lui la pasta al sugo gioiva con gli occhi.
L’ho rivisto non tanto tempo fa dovendo andare a Barcellona per i primi incontri preparatori di una mostra che oggi c’è al Museo Archeologico sulla Civiltà della Sardegna. Non stava molto bene con la gamba che lo faceva da sempre penare ma aveva voglia di vivere e tanto affetto da dare.
Perchè oltre che essere amici, oltre che avere stima tra noi avevamo anche passioni politiche e sociali che pendevano “dalla stessa parte”.Perdo una persona a cui volevo bene, bella, pulita, affascinante e generosa.
Ed in questo mondo così difficile è una fatica in più.
Ciao Eduard, so che sorridi.




