mercoledì, 21 Gennaio 2026
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Don Nandino Capovilla espulso da Israele: un “pericolo” per la sicurezza pubblica?

Tel Aviv, 11 agosto 2025 – Un sacerdote, una voce per la pace e il dialogo, è stato bloccato, interrogato ed espulso dalle autorità israeliane all’aeroporto di Tel Aviv. L’accusa? Rappresentare un “pericolo” per la sicurezza pubblica. La notizia ha scosso profondamente le comunità religiose e pacifiste, mettendo in luce le tensioni che circondano il conflitto israelo-palestinese e la libertà di espressione.

Don Nandino Capovilla, parroco di Marghera e figura storica del movimento pacifista Pax Christi, è arrivato a Tel Aviv per un pellegrinaggio. L’obiettivo dichiarato era promuovere iniziative di pace e dialogo, incontrando le comunità locali in un spirito di solidarietà e fede. Tuttavia, le sue intenzioni pacifiche non sono state sufficienti a convincere le autorità israeliane.

A riferire la notizia all’ANSA è stato il presidente di Pax Christi, don Giovanni Ricchiuti, anche lui in aeroporto. Non sappiamo quale sia la motivazione – spiega – ma pensiamo che sia a causa del fatto che ha scritto il libro “Sotto il cielo di Gaza“. Noi siamo qui, da Roma e da Venezia per un pellegrinaggio nell’ambito della nostra campagna di giustizia e di pace, “ponti e non muri

Secondo quanto riportato, gli agenti di sicurezza all’aeroporto Ben Gurion lo hanno fermato e, dopo un interrogatorio, gli hanno notificato un decreto di espulsione.

Parole pesanti per un uomo disarmato, conosciuto per il suo impegno nella non-violenza.

Ma qual è la vera ragione dietro questo drastico provvedimento? Don Nandino ha sempre espresso pubblicamente posizioni forti e chiare riguardo alla situazione a Gaza. Nei suoi interventi, ha definito le azioni di Israele un “genocidio” e l’obiettivo di “eliminare il popolo palestinese” denunciando, inoltre, il silenzio della comunità internazionale.

Queste affermazioni, che mettono in discussione la narrativa ufficiale israeliana e le politiche di molti governi occidentali, sembrano essere state il vero “pericolo”. La decisione di espellerlo, impedendogli di fatto di entrare in Terra Santa, appare come una ritorsione per le sue parole. Un chiaro segnale che anche la critica pacifica e motivata, se proveniente da una figura autorevole come un sacerdote, non viene tollerata.

La vicenda ha sollevato un’ondata di solidarietà nei confronti di don Nandino Capovilla. Molti hanno già espresso il loro sdegno per un’azione che limita la libertà di parola e cerca di silenziare le voci che si oppongono alla guerra e all’ingiustizia.

Al momento, il sacerdote è in attesa di essere imbarcato su un volo di ritorno, ma il suo messaggio di pace e la sua denuncia non sono stati cancellati.

Anzi, l’episodio ha dato loro nuovo vigore e risonanza.

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