Il 15 agosto, Mogliano si trasformava in un palcoscenico di colori, profumi e memorie condivise. La Sagra dell’Assunta, conosciuta amorevolmente come “Madona de agosto” e, in chiave più laica, “Sagra delle angurie”, era molto più di una semplice festa patronale: rappresentava un rituale collettivo che, anno dopo anno, rinnovava il legame profondo tra la comunità e le sue radici.
Al centro di quella celebrazione c’era lei, l’anguria di Mogliano. Non una qualunque, ma quella dolce, succosa, coltivata con cura nei campi locali. Tagliata in fette generose, veniva distribuita tra i partecipanti con un gesto che era insieme dono e simbolo: della terra che nutriva, della semplicità che univa, dell’estate che esplodeva in ogni morso. Le mani si tingevano di rosso, i sorrisi si allargavano, e ogni fetta raccontava una storia di lavoro, di famiglia, di festa.
Il viale della chiesa, oggi Viale Don Bosco, diventava il cuore pulsante della sagra.
All’ombra dei platani secolari, si snodavano mercatini e stand gastronomici che offrivano piatti della tradizione contadina, profumi che evocavano cucine di una volta, sapori che parlavano di casa. Le famiglie si ritrovavano sotto le luci appese tra gli alberi, i bambini correvano tra le bancarelle, e gli adulti si scambiavano racconti e brindisi, seduti sulle sedie di legno, immersi in un’atmosfera che sapeva di festa vera.
La processione religiosa dedicata all’Assunta attraversava il paese, portando con sé il senso profondo della celebrazione. Il suono delle campane si fondeva con la musica e le voci della festa, creando un equilibrio perfetto tra sacro e profano, tra spiritualità e gioia condivisa. Era un momento in cui Mogliano si riconosceva, si raccoglieva, si celebrava.
Quando le luci si spegnevano e le bancarelle si smontavano, restava nell’aria il profumo delle angurie, il suono delle risate, la magia di un giorno che aveva saputo unire passato e presente. La Sagra dell’Assunta non era solo una festa: era un rito di appartenenza, un abbraccio collettivo, un ricordo che ogni anno si rinnovava e si tramandava.
(Tratto da “Mogliano contadina” di Ennio Tortato)



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