Il presidente “alpha” e i suoi epigoni ubbidienti.

Ascoltando la radio mi sono imbattuto in un’intervista al prof. Monti, l’esperto economico, già rettore universitario e senatore a vita. L’austero ex Presidente del Consiglio era stato chiamato a reggere un governo tecnico dal novembre 2011, dopo che i disastri compiuti dall’amministrazione di centro destra a guida Silvio Berlusconi avevano trascinato i parametri economici della finanza pubblica in una zona a rischio implosione. L’indice di fiducia degli investitori assegnava una differenza di quasi 600 punti ai nostri Buoni del Tesoro decennali, rispetto a quelli corrispettivi dei Bund tedeschi e lo stato era a rischio effettivo di insolvenza.

La cura da cavallo imposta dalla situazione ha di certo alienato molte simpatie al prof. Monti, ma non lo si può accusare di partigianeria, né di mancanza di senso dello stato o lucidità.

Chiamato stamane ad esprimere un giudizio sulla situazione internazionale attuale, ed in particolare sull’atteggiamento del Presidente americano Trump, il vecchio professore ha riproposto un’espressione particolarmente felice, con sottile vena di umorismo inglese: Donald Trump ha una condotta da maschio alpha. Nel caso specifico da Presidente alpha.

Il termine “maschio alpha” nasce nel 1947 sulla base delle osservazioni del comportamento di gruppi di lupi in cattività (Schenkel, 1947) e si riferiva al soggetto che nella comunità assumeva la posizione più alta e rispettata.  

Ma negli anni ’80 e ’90 il termine “maschio alpha” inizia ad essere accostato, per estensione del concetto, a soggetti umani dominanti che esercitano la propria supremazia con la forza fisica, il potere e l’aggressività. L’immagine che oggi ci evoca la definizione è quella di un uomo temuto e rispettato che utilizza l’intimidazione e la scaltrezza per acquisire favori, risorse e successo.

Dunque l’attributo di Presidente alpha si adatta molto bene alla personalità di Donald Trump. Non è ancora passato un anno dalla sua elezione ed è riuscito a stravolgere le relazioni internazionali precedenti, basate sull’ascolto e il rispetto reciproco, almeno nei confronti dei propri alleati. Il suo slogan elettorale, del resto, era stato chiaro fin dall’inizio: Make America Great Again (rendere di nuovo grande l’America).

Conteneva implicitamente una ricetta molto semplice e già riassumibile nel romanesco motto del marchese del Grillo, interpretato da Alberto Sordi nel suo celebre film: “mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo.”

Come definire altrimenti, se non comportamenti da maschio alpha, le continue variazioni alle regole che lui stesso impone: dazi arbitrari penalizzanti le economie del mondo a favore degli U.S.A. che possono essere aumentati o, bontà sua, ridimensionati secondo una classifica di adattamento al suo strapotere dei soggetti (stati o continenti) subordinati. Donald Trump è il maestro paternalista che minaccia bocciature esemplari ad alunni che fino ad ora credevano di essere sotto una protezione bonaria e saggia: la cosiddetta principale democrazia dell’orbe. Un brusco risveglio.

E come potrebbe essere digerito senza magoni lo spot pubblicitario che presenta, nel pieno della tragedia palestinese, una Gaza trasformata in una Dubai per ricchi dove lui, il presidente alpha, sorbisce un bibita fresca sulla spiaggia, accanto a quella splendida persona che è il Primo ministro israeliano Netanyahu?

Da maschio alpha si è comportato, umiliando in mondovisione il presidente ucraino Zelens’kyj, per forzare un accordo sbilanciato a favore del suo rispettabile collega Putin e definendo il coraggioso ucraino “poco intelligente” e debitore degli Stati Uniti: “Senza di noi avresti perso la guerra in due settimane”.

Il suo incondizionato ammiratore Salvini indossa idealmente la maglietta trumpiana, ma ora inizia a puzzare, specie quando nega l’evidenza: imbarcatosi volontariamente come mozzo sulla corazzata americana, rinuncia a difendere il proprio Paese, anche a fronte delle palesi prevaricazioni del maschio dominante Trump. Il leader leghista professa una versione deteriorata dello sbandierato sovranismo. E il governo Meloni compie esercizi yoga per non spezzarsi la schiena nelle contorsioni, per dimostrare di essere un interlocutore privilegiato del Presidente alpha.

Se l’Europa ha un enorme potenziale economico e, purtroppo, una condizione di costante immobilismo politico che avvantaggia il prepotente alleato (in aggiunta: l’imposizione di 600 miliardi di acquisti dagli Usa, soprattutto nella difesa e 750 miliardi di gas liquefatto), la premier fa la figura della mosca cocchiera, archetipo ben individuato dalla favola didascalica del gustoso secentesco La Fontaine che qui mi piace replicare, essendo noi tutti trattati quasi da scolaretti, e la cui morale lascio ai lettori:

Un carrozzone tirato da sei cavalli saliva su per una via erta, rotta, sabbiosa. I viaggiatori erano scesi e facevano a piedi il tratto di strada per alleggerire ai cavalli il peso e la fatica; tuttavia i cavalli sudavano e soffiavano.
Sopraggiunse una mosca.
“Per fortuna sono arrivata io!” esclamò.
E cominciò a ronzare negli orecchi degli animali, a pungere ora questo ora quello, or sul muso or sul dorso. Poi si sedette sul timone, poi si posò sul naso del cocchiere, poi volò sul tetto della carrozza. Andava, veniva, affannata, e brontolava e squillava:
“Bel modo di fare! Se non ci fossi io! Guarda! Il prete legge il breviario. Quella donna canta. Quei due parlano dei loro affari. Il cocchiere sonnecchia. A darmi pena sono io sola. Tocca a me far tutto. Tutto cade sulle mie spalle. Ah che lavoro!”
Finalmente dalli e dalli, la carrozza giunse al termine della salita, dove ricominciava la via piana. I viaggiatori ripresero il loro posto; il cocchiere fece schioccare la frusta; i cavalli si rimisero al trotto. Sul tetto del carrozzone la mosca trionfava.
“Li ho condotti, eh, fin quassù! Se non c’ero io!” – si lagnava.
“Nemmeno grazie mi dicono. Dopo tutto ciò che ho fatto.”

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta, Dragan l’imperdonabile e Il mite caprone rosso. Vita breve di norbert c.kaser.

1 COMMENT

  1. Caro Roberto, ti scrivo con l’affetto di sempre — proprio per questo vado dritto.
    La tua immagine del “presidente alpha” funziona come trovata narrativa, ma rischia di farci scivolare in un racconto troppo semplice: l’“alpha” nei lupi, su cui si basa la metafora, è un mito nato da studi su esemplari in cattività ancora negli anni ’40 però smentito da anni di osservazioni sul campo: non esiste nei lupi il maschio alpha, soni le relazioni famigliari a determinare il banco… Quel frame finisce per leggere la politica come pura dominanza, quando oggi è soprattutto un groviglio di dipendenze, scambi e filiere, anche negli USA.
    Sull’Europa: qui non c’è solo il “maschio dominante” oltreoceano e i “gregari” sul continente come la Meloni. La Commissione von der Leyen (secondo mandato) è stata approvata nel 2024 con 370 voti; l’asse che l’ha sostenuta è quello centrista (PPE-S&D-Renew), cioè anche l’area in cui siede il PD. Niente “imposizione dall’alto”: è un assetto che una parte importante della sinistra istituzionale ha scelto e che ora, coerentemente, difende. Meloni e Schlein hanno votato allo stesso modo, non possiamo far finta di non vederlo.
    E infatti il “verde” di Bruxelles è una politica industriale. Lo si legge nei documenti ufficiali: Green Deal Industrial Plan parla apertamente di competitività, capacità produttiva… Ma allora diciamolo chiaro — non “cambiare il modello di sviluppo”, bensì tenerlo in vita a tutti i costi ma simulando una svolta ambientale che non esiste, anzi: utilizzare la parola green per giustificarlo agli occhi degli elettori. Per vent’anni, come sai bene, ho militato nel WWF e ancora oggi seguo le questioni ambientali, con uno sguardo libero, per quanto possibile, che già negli anni ’90 si interrogava su cosa comportasse affidare al mercato capitalista la soluzione di problemi ambientali: inquinamento delle acque e dell’atmosfera, compromissione e distruzione della biodiversità e degli ecosistemi terrestri e marini. Niente di buono pensavo allora, figuriamoci oggi, ma qui non c’è spazio per parlarne. Basta osservare, dal basso e in concreto, come oggi la vendita di auto presunte “green” elettriche, sia gestita con un sistema di finanziamento che prevede dopo 3/5 anni tu possa sostituirla con un’auto nuova. Così un’auto invece di durare 15 o vent’anni ne dura solo 5.
    Sul rapporto con gli USA: il recente accordo ha fissato un dazio del 15% su gran parte dell’export UE; in cambio, annunci su 600 miliardi di investimenti europei negli Stati Uniti e 750 miliardi di acquisti di energia USA. Sono cifre rilanciate dalla Casa Bianca e riprese dalla stampa, ma più di un’analisi le considera vaghe o non vincolanti: ottime per i titoli, molto meno chiare sul piano giuridico. Ma il punto vero è: non si tratta di “sovranismo vs Europa”, è una nuova integrazione asimmetrica che a sinistra hanno avallato affermano “per responsabilità”.
    Da una parte un Presidente USA Alpha, dall’altra una Europa che tu descrivi in “una condizione di costante immobilismo politico” quindi apparentemente tutt’altro che Alpha, e invece a me pare molto Alpha, perché questi piani industriali finti green sono imposti a tutti gli europei senza che gli europei abbiano avuto modo di comprenderli, di discuterli e di approvarli. E ormai le decisioni non hanno nemmeno la necessità di passare per gli algidi organi europei, la Presidente della commissione europea li ha sfacciatamente bypassati tutti per far partire il piano di riarmo di 800 miliardi. Ecco il vero potere Alpha. Di cui dovremmo avere molta paura. E allora guardiamo ai lupi, di cui ci parlava quando eravamo ragazzini con sincera ammirazione Konrad Lorenz, che pure avendo studiato i lupi in cattività aveva comunque riconosciuto come il branco funzionasse come un sistema cooperativo e non conflittuale. Rifiutiamo il sistema del maschio/femmina Alpha e ripristiniamo la democrazia sempre più compromessa. Anche in Europa. Un abbraccio sincero.

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