Stamani ho conosciuto Enrico. Pensionato, parcheggiato allโombra, seduto su una sedia pieghevole con un thermos e qualche fetta biscottata. Fa colazione davanti al mare, perchรฉ il mare non puรฒ permetterselo. Dorme in macchina. ร la sua vacanza. Una settimana. Una sola. E a modo suo, resiste.
Poi leggo che le localitร turistiche sono in sofferenza, che le cantine piangono invenduto, che le automobili restano nei piazzali. E allora mi chiedo: ma chi puรฒ davvero permettersi qualcosa, oggi?
La veritร รจ che la gente non ce la fa piรน. Gli stipendi stagnano da decenni, mentre i prezzi continuano a rincorrere lโirraggiungibile sogno dellโutile massimo. Il caffรจ al bar, il taglio dal parrucchiere, lโaperitivo in centro, il conto al ristorante: tutto parametrato su stime da industriali, non su salari da cittadini. Lโartigiano non si accontenta di vivere bene: vuole guadagnare come se producesse microchip a Taiwan. Lโesercente vuole margini da fondo speculativo. E se lo dici, ti danno del comunista.
Sono stato un imprenditore, so cosa vuol dire fare sacrifici. Ma ho sempre pensato che fosse folle che un agente di commercio guadagnasse piรน di un professore universitario, o di un chirurgo che salva vite.
Oggi il sistema implode. Perchรฉ il mercato, se lasciato senza regole e senza giustizia, si divora da solo. E intanto, mentre i conti non tornano e i salari non bastano, la narrazione continua: โVa tutto bene, signoriโ. Ma la gente รจ stanca. Non mangia piรน storielle. E, prima o poi, lo farร capire anche alle urne.


