mercoledì, 21 Gennaio 2026
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Il giorno della vergogna. Il 5 agosto 1938 usciva il primo numero di “La difesa della razza”

Il 5 agosto 1938 segna un momento oscuro nella storia italiana: l’uscita del primo numero del periodico “La difesa della razza“. Questa pubblicazione, a cadenza quindicinale, fu l’organo principale attraverso cui il regime fascista promosse e giustificò le sue nuove politiche razziali.

L’Italia fascista di Benito Mussolini, sotto l’influenza della Germania nazista, stava progressivamente radicalizzando le sue posizioni. Il passo decisivo era stato il Manifesto degli scienziati razzisti, pubblicato sul “Giornale d’Italia” il 14 luglio 1938.

Questo documento, firmato da un gruppo di accademici e intellettuali, gettava le basi pseudo-scientifiche per la discriminazione, affermando l’esistenza di una “pura razza italiana“.

“La difesa della razza” nacque con lo scopo di diffondere e rendere popolari queste teorie. La rivista si proponeva di “dimostrare” la superiorità della razza ariana italiana e di “denunciare” la presunta “pericolosità” delle razze considerate inferiori.

La difesa della razza fu uno dei maggiori veicoli di diffusione capillare del razzismo. I toni violenti e l’utilizzo dei classici stereotipi, corredati dalle accuse infamanti, contribuirono a creare un clima di diffidenza nei confronti di tutti coloro che vennero definiti “inferiori” dal punto di vista razziale e biologico (ebrei, zingari, africani, malati di mente ecc.) e che, secondo il fascismo, mettevano in pericolo la purezza della razza italiana.

Il periodico era diretto da Telesio Interlandi, uno dei principali ideologi del razzismo fascista.

Tra i membri della redazione figurava Giorgio Almirante, fondatore con Pino Rauti del M.S.I considerato l’erede del Partito Fascista Repubblicano che si è poi evoluto in Alleanza Nazionale e infine nell’attuale Fratelli d’Italia.

Giorgio Almirante ricoprì l’incarico di segretario di redazione. Il suo ruolo fu significativo nella gestione e nell’organizzazione della rivista, che divenne un veicolo fondamentale per la propaganda del regime.

L’uscita di “La difesa della razza” precedette di pochi mesi l’introduzione delle leggi razziali del 1938. La rivista, con i suoi articoli, le vignette e le “prove scientifiche” fasulle, creò il clima di intolleranza necessario a giustificare queste misure. L’odio e la discriminazione promossi dal periodico ebbero conseguenze tragiche, che culminarono con la deportazione e lo sterminio di migliaia di ebrei italiani.

Il 5 agosto 1938 e l’uscita de “La difesa della razza” rappresentano quindi un momento di profonda vergogna nella storia italiana, un punto di non ritorno che portò il paese su una via di intolleranza e violenza.

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