martedì, 20 Gennaio 2026
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Adriano Berengo. Un ritratto

È un imprenditore.
Ma non solo.
Incarna in sé le caratteristiche più riconoscibili dell’artigiano che affronta il mondo pronto a risolvere, a destreggiarsi, a trovare la soluzione.
In effetti il suo è un lavoro di “fino”.
Coniugare gli artisti (e che artisti!) con il mondo del vetro non è semplice.
In passato qualcuno ci aveva provato ma si era trattato di esperienze che non avevano avuto un seguito imprenditoriale.
Tutt’altro era successo con esiti molto felici per il design.
A partire da Carlo Scarpa e da Venini che era l’azienda protagonista.

Nella storia per noi l’arte vetraria è sempre stata legata fondamentalmente al “maestro”.
Perché lì stava quella straordinaria capacità manuale di “soffiare” il vetro, di muoverlo incandescente, di modellarlo mentre si agita usando la forza di gravità come impulso.
Il vetro rimaneva una particolare “materia”, per certi versi unica nel suo genere, capace di trasparenze, luci, riflessi impensabili.
E il design diventava scuola di serialità, occasione di linee ardite, di riproduzioni pensate, di oggetti che creavano finalmente opportunità aperte a molti mondi.

Tutto ciò però non appariva bastare, non sembrava in grado di reggere il futuro da solo.
Ed è a questo punto che avviene l’apertura di un nuovo mondo.
Ci avevano pensato i francesi con le loro aziende discendenti dai padri di Nancy, il grande vetro del Novecento, ma erano stati incapaci di cogliere la forza della dimensione privilegiata dell’”arte”.
Avevano esagerato con la serialità.

Occorreva qualcosa di diverso.
E a Murano si inventa un nuovo nome, un composto di significati.
Perché di questo stiamo parlando: una parola antica che prende valore.
E il latino ci aiuta perchè “insieme” si traduce in tanti modi che a noi vanno bene: ad esempio “universitas” che rappresenta la totalità, o “commixtim” che vuol dire azione, congiunzione.

E chi va insieme?
Chi si congiunge quasi carnalmente?
E chi lo fa rimanendo però totalità nel significato?
Tanti anni fa, più di dieci, un imprenditore veneziano, architetto, sognatore con i piedi per terra ci prova e dà un nome particolare a questo suo fare: Glasstress.
Lo stress cioè che l’artista, l’arte può dare al vetro.

Adriano Barengo

Adriano Berengo è la persona di cui stiamo parlando.
E comincia così un programma, un’avventura.
Apre una strada quando nessuno la vede.
Inizia un percorso spesso nell’indifferenza o nell’altrui ironia.
Ma è testardo e soprattutto sa che se si vende si può andare avanti con la ricerca e la sperimentazione… se non si vende si chiude.

Mette nel vetro quello che è il suo carattere.
Orgoglioso e timido, deciso e sempre amante di verifiche e confronti.
Non gliene frega nulla di come appare all’esterno, anzi spesso evita di esserci perché quando si presenta un evento per lui il lavoro è già terminato.

Ma l’abiltà sta nella congiunzione tra gli artisti e i maestri vetrai.
Figure straordinarie come Tony Cragg, Ai Wei Wei, Plessa, Schutte, Koen Vanmecheken diventano protagonisti delle creazioni.
E si comincia a crescere.

Perché la materia che è alla base delle arti decorative, sia essa vetro o ceramica, marmo o alabastro, mosaico o ferro ha due dimensioni: il valore d’uso che abbraccia la gente nel quotidiano e l’arte che aggiunge un significato nuovo e unico con il “fare” tutto umano.

Pian piano lo studio si allarga, la collezione cresce, Glasstress viaggia in Italia e all’estero.
E contemporaneamente il mondo di pochi e capaci collezionisti si muta e si qualifica.
Cresce di numero e di provenienze.
Si consolida un nuovo mercato.
Che viene conosciuto e apprezzato generando proseliti anche negli attori che producono.
E Adriano Berengo capisce che può promuovere la nascita di nuovi momenti operativi, di confronti arditi con altre esperienze.

Un cammino si è consolidato e nuove strade si aprono.
E tutto ciò ci manda un messaggio chiaro.
Se vuoi vincere la battaglia per Venezia, una città che vuole vivere sul serio e non essere solo culla di un turismo senza nome, devi irrobustire le ragioni per viverci e lavorarci.
E quello di Berengo è di più di un esempio.


Si ringrazia la redazione della testata giornalistica “Ytali.com” per averci concesso di riproporre l’articolo su “ILDIARIOonline

Maurizio Cecconi
Veneziano, funzionario del PCI per 20 anni tra il 1969 ed il 1990. Assessore al Comune di Venezia per quasi 10 anni è poi divenuto imprenditore della Cultura ed è oggi consulente della Società che ha fondato: Villaggio Globale International. È anche Segretario Generale di Ermitage Italia.

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