A Marcon conclusa la Festa dell’Unità metropolitana di Venezia. Un successo di partecipazione.


Lo sguardo di Anna mentre mi comunica che sarà allo stand dei libri della Festa dell’Unità è felice.
Così come è curioso il guardarci negli occhi di Tommaso nelle riunioni preparatorie.
È giovane e scruta stupito l’entusiasmo dei settantenni.
Capisco che vuole capire ma sarà meglio che prima viva la festa.
Poi ne parleremo.
I compagni che con Paolo sono in cucina sanno già cosa li attende: il caldo delle grigliate, la gente che chiede, i tempi di lavoro che non finiscono mai.
E Giulia e Betty che sovrintendono alle casse sono due macchine da guerra.
Macinano introiti.
Dalla loro capacità di essere veloci dipenderà parte importante degli incassi.

Margherita chiacchera con Marco, il segretario, per capire cosa pensa del lavoro fatto e mentre lo fa offre con un sorriso una splendida torta con la sua amica Chiara.
Ai varchi compagne e compagni giovani di spirito ti attaccano un adesivo sulla giacca domandandoti in cambio una piccola sottoscrizione.
E vedo nello sguardo di Lorella e Marilisa la soddisfazione: stanno mietendo frutti.
Più lontano, vicino al palco c’è Giovanni, il candidato Presidente del Veneto, per il Campo Largo del Centro Sinistra che presenta il proprio programma con Andrea e Matteo che lo guardano e si capisce che pensano di aver fatto la scelta giusta.

La Festa Metropolitana di Venezia dell’Unità si è tenuta a Marcon per 5 lunghi ed interminabili (per chi vi ha lavorato) giorni.
Molta più gente di quanto io pensassi, una marea di sorrisi, di gentilezza dei 100 volontari, un sistema antico di essere tra la gente che ritrova modernità.

Il mix è semplice: cucina, politica e musica con il contorno di libri e birra.
Ed è vincente in alcuni aspetti anche insperati.
Per esempio nell’attenzione alle discussioni politiche.
Niente truppe cammellate obbligate ad esserci.
Ma gente che vuol capire, ascoltare, vedere.
E soprattutto lo vuole “in presenza”.
Lo spazio nel mondo virtuale di internet certo aiuta sicuramente a sapere e conoscere.
Ma il battimani, lo sguardo complice a chi ti sta vicino, la battuta dell’oratore che fa pensare, hanno una caratteristica fondamentale: essendo dal vero non solo le senti e le leggi.

Anzi. Le misuri, le capisci, avverti se vi è empatia, ragioni sulla sincerità delle parole guardando gli occhi e i gesti.
Non è poco.
Un ragazzo che frequenta la sezione e si capisce che vuol capire, che non si accontenta mi fa una domanda apparentemente innocua: sei contento?
Sarebbe facile dirgli di si.
Ma capisco che non si accontenterebbe lui.
Allora gli dico tutta la verità.
Bellissimo, sono felice ma ricordati una cosa.
La domanda che ti devi sempre fare è chi c’è alla festa.
Se la risposta sarà che non lo sai perché moltissimi non li conosci allora potrai essere contento.
Perché vorrà dire che c’è gente che non milita, non è iscritta, non fa politica attiva ma viene per sapere, capire e stare insieme.

Vedo che guarda il pubblico con occhio diverso e poi mi dice: io ho invitato tre amici e son venuti.
Bene osservo guardandolo.
È un buon modo per misurarci.
La Schlein, Bonaccini e tanti altri si sono alternati dando chiavi di lettura e parole d’ordine.
Ed hanno entrambi rispettato la sacra regola: prima di tutto si va a salutare chi lavora in cucina: il motore della festa.

Ragionando con serietà e distacco dalla felicità dell’appuntamento riuscito si ripensa alle parole udite.
Ed è chiaro un primo punto che tutti hanno posto.
Lo hanno fatto quelli che parlavano di Gaza e quelli che descrivevano i rischi drammatici della sanità in Veneto.
Lo hanno ripetuto le compagne che discutevano di casa e quelle che si confrontavano sui diritti.
Abbiamo bisogno di tutto fuorché di un partito “leggero”.
Non si vince solo con un partito d’opinione e nemmeno con una struttura che funziona solo in campagna elettorale al servizio dei candidati.
Tra la gente, con la gente.
Questo è l’obiettivo da raggiungere.
E non solo in festa.
Ed è questo anche il solo modo per mantenere un partito eticamente pulito e saggio.
Che sia l’antidoto a chi pensa più a sè e alla sua carriera piuttosto che al fare passi avanti nelle conquiste sociali e politiche.
Marcon con la sua festa metropolitana ci da un segnale.
Nulla è scontato ma si può lavorare.
E quando ascoltando il candidato Presidente del Veneto, Giovanni che di cognome fa Manildo, vedo che il primo incontro lo ha fatto con i giovani studenti universitari, che ha presentato se stesso per la candidatura nel giardino degli alberi parlanti e che la prima iniziativa è stata verso la montagna allora capisco che non stiamo perdendo tempo.

Maurizio Cecconi
Veneziano, funzionario del PCI per 20 anni tra il 1969 ed il 1990. Assessore al Comune di Venezia per quasi 10 anni è poi divenuto imprenditore della Cultura ed è oggi consulente della Società che ha fondato: Villaggio Globale International. È anche Segretario Generale di Ermitage Italia.

4 COMMENTS

  1. Grande commento, si sente tutta la passione politica che parte dal cuore. E’ la passione che che fa innamorare le persone alla politica.

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