Alcuni giorni fa, un insegnante di scuola secondaria di secondo grado, con una lettera apparsa in un notissimo quotidiano nazionale, manifestava la propria delusione per quanto era accaduto nel suo istituto. Nella sua scuola, un terzo dei docenti aveva proposto di aderire alla campagna di Emergency sul ripudio della guerra. La mozione doveva essere votata nel collegio docenti, ma la Dirigente aveva manifestato la propria contrarietà all’iniziativa dichiarando di non aderirvi, sostenendo che “a scuola non si fa politica”. Sic! Quella presa di posizione ha provocato non solo la mancata approvazione della mozione ma, quello che è grave, il voto contrario anche dei docenti che l’avevano già sottoscritta.
Che dire? Una prova inconfutabile di contraddizione, ma forse anche un atto di codardia. La scuola rinuncia alla propria funzione educativa per timore di assumere una posizione critica nei confronti del potere costituito, nonostante le garanzie previste dalla nostra insuperabile Costituzione!
Per fortuna ci sono anche repliche della storia in controtendenza. Docenti all’altezza del loro ruolo. È il caso, ad esempio, del Senato Accademico dell’Università di Padova che, proprio di recente, ha approvato, all’unanimità, una mozione contro le violazioni dei diritti umani di cui abbiamo quotidiana contezza per l’orrore che vediamo ogni giorno accadere nella Striscia di Gaza.
Già il 14 maggio 2024, con un testo analogo, l’Ateneo patavino aveva condannato l’uso della forza militare e auspicato soluzioni pacifiche nel rispetto del diritto internazionale.
Nella nuova mozione, approvata durante la seduta del Senato Accademico tenutasi il 1° luglio 2025, l’Università di Padova denuncia le “violazioni sistemiche dei diritti umani fondamentali del popolo palestinese” e “l’esacerbarsi dell’azione militare dello Stato di Israele a Gaza”. La Rettrice ha condiviso l’iniziativa del Senato Accademico e ne ha sottolineato l’appello affinché le istituzioni facciano la loro parte, come si conviene, per portare la pace nella martoriata area del Medio Oriente, sottoposta a quotidiani bombardamenti verso una popolazione di civili, massime bambini, trattata in modo disumano e sistematicamente sterminata.
Nel documento approvato dall’ Ateneo patavino colpisce la motivazione che dà sostanza e nobiltà alla scelta operata. Contiene, infatti, un richiamo alla storia della nostra università, dove sia detto di passata, ho avuto il privilegio di passare quasi 50 anni della mia vita lavorativa come professoressa. Il gesto di oggi si inserisce in maniera continuativa e coerente con il passato del nostro Ateneo. Fin dalla sua fondazione, l’Università di Padova, con il motto Universa Universis Patavina Libertas ha garantito la convivenza nelle sue aule e strutture di studentesse e studenti, docenti, ricercatrici e ricercatori di ogni provenienza geografica, credo religioso e convinzione politica. Il nostro Ateneo, per primo, ha dato vita a un Centro di Ateneo per i Diritti Umani, impegnato da decenni nella promozione della cultura dei diritti fondamentali e della pace intitolato a «Antonio Papisca», il docente che lo ha fondato nel 1988.
Questo il testo integrale della mozione approvata:


