Val la pena ribadire il concetto, a fronte di tanti contestatori falsamente romantici: fa molto piacere che il comune di Mogliano Veneto assurga agli onori della cronaca.
Ne siamo orgogliosi.
La pubblicità – è noto – costituisce l’anima del commercio e rafforza l’identità. E poi diciamolo: i vecchi cartelli stradali marroni che annunciano laconicamente “Mogliano città d’arte” sono un retaggio scolorito che nell’abitudine non colpisce più nessuno, come non si vedessero più anche se li si guarda.
Il senso di civiltà di un luogo e il suo carattere non poggiano su affermazioni standardizzate, ma devono rinnovarsi continuamente nella pratica. Così come insegnano i guru del marketing “al servizio, purtroppo, ci si abitua”; le buone pratiche divengono normalità e necessita di rinnovarle continuamente, in uno slancio virtuoso.
Quest’anno, dunque, il Comune ha deciso di rinnovare la propria immagine, tra le altre cose lastricando un pezzo di strada in centro, per la gioia dei cittadini che ora si sentono meno marginali. Già, questa amministrazione ha fatto cose buone!
Ma ora la cronaca nazionale ha un’altra occasione di additarlo con merito: Mogliano Veneto è il Comune dove si rispettano le leggi. Potrebbe diventare lo slogan aggiornato per nuovi cartelli marroncini.
Cari miei, non deve impietosire la vicenda del bengalese, soprannominato Rosario (nomen omen). Questo individuo, per arrotondare lo stipendio dopo una giornata a trastullarsi dentro i cantieri di Marghera, (immaginiamo compensata da un grasso salario) per dispregio delle normative e pericoloso ingiustificabile hobby ha deciso di mettersi per strada e offrire timidamente delle rose ai passanti: nelle strade di Mogliano Veneto. Chi li scagiona questi ingordi approfittatori?
Fortunatamente è stato sgamato: come adesso è noto dall’Alpe alle Piramidi – perché le voci sui media corrono – è intervenuto il braccio duro della legge, con una multa di oltre cinquemila euro, per esercizio abusivo del commercio ambulante. Ben gli sta! Dura lex, sed lex (la legge è dura, ma è legge) ci insegnano i romani.
È dunque incomprensibile che la pietà dei cittadini più molli abbia sollevato un caso e qualcuno, esagerato, si sia offerto persino di attivare un crowdfunding (autarchicamente chiamiamola raccolta fondi) a favore dell’extracomunitario delinquenziale.
Già il fatto di essere un extracomunitario lo rende giustamente sospetto, come annotava con la consueta sensibilità il vicesindaco Muraro, ed ex presidente della Provincia di Treviso in epoca non sospetta (2015): “Volete portare gli uomini di colore qui per bastardare la nostra razza. A me non va bene”.
Figurarsi se questi insozzatori genetici vengono anche a sconvolgere la nostra economia con pratiche illegali. La vendita di rose ai passanti è specialmente fastidiosa perché, oltre a tutto, si tratta di un fiore simbolo e le fiorerie della nostra città potrebbero avere danni esiziali da queste vendite abusive: vero che si tratta appena di un mazzo, ma un mazzo oggi e uno la prossima settimana si va tutti a remengo.
La rosa, recita l’enciclopedia, che oggi cresce in molteplici forme nei giardini di tutto il mondo è un’evoluzione di piante simil-rosa che hanno vissuto nell’emisfero settentrionale tra 33 milioni e 23 milioni di anni fa. Le loro tracce sono state ritrovate in fossili dell’Oligocene in Europa, Asia e nella parte occidentale del Nord America.
A mezzo di “discutibili” incroci tra le rose selvatiche nostrane con le specie “allogene” si sono ottenuti i fiori aulenti che conosciamo, ma li sopportiamo benevolmente, così come sopportiamo la festa di Hallowen.
Il reo confesso, Rosario, ha trovato sponda nei soliti buonisti, tanto che lo stesso sindaco – abile conciliatore – ha ridimensionato il fatto, proponendo al disgraziato una possibile riduzione di pena, a patto di una richiesta, attraverso una memoria emendatrice di riconoscimento del danno provocato alla comunità.
La vicenda – e qui cesso il prologo evidentemente ironico – evidenzia come un clima dai tratti di giustizialismo bovino possa inquinare la percezione di cos’è grave e cosa no; e quali siano i limiti di tolleranza che il proclamato “buonsenso” di questa amministrazione sfodera volentieri, per ribadire la propria anima popolar-veneta.
Soltanto l’inflessibile vicesindaco Muraro, tra gli altri suoi refereati assessore alla sicurezza e protezione civile, ha mantenuto la propria maschera imperturbabile di fronte alle telecamere, asserendo tra l’altro: “In certi casi per dimostrare anche la fermezza di una città che vuol mantenere un ordine e una sua certa coerenza, delle volte bisogna sanzionare”.
Vengono i brividi a pensare al povero bengalese che minaccia di scuotere dalle fondamenta l’ordine di Mogliano Veneto: una moglie a carico e tre figli da mantenere sono valutati al rango di pretesti inconsistenti. Per un mazzo di fiori in uno stato di evasori si merita una sanzione esemplare?
Mettiamo la vicenda in arte, augurandoci che il protestato buonsenso ritrovi la saggezza della proporzione. Intanto lasciamoci cullare dalle parole di Fabrizio De André: qualche verso dalla sua struggente Canzone dell’amore perduto. Anche la comunità moglianese deve ritrovare il senso dell’amore perduto che, nella specifica circostanza, ha nome solidarietà umana:
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.



Treviso 28 07 2025 – Grazie per questo contributo di giustizia ed umanità…
Sono assolutamente d’accordo sia sul tono che nel merito. E però…
Già: il “però” sta nel fatto che – come cita anche l’articolo – “Dura lex sed lex”. Ovvero la legge vale per tutti: non possiamo disapplicarla con un amichevole pensiero al povero, innocuo, gentile e beneducato Rosario.
Ovvero se questo specifico caso ci porta a pensare ad un grave vulnus umano, la questione deve diventare la Legge, la sua messa in discussione, non il singolo caso!
Quanti altri Rosario ci sono in giro? Quante persone che, non avendo raggiunto gli onori della cronaca, hanno solo subito? Quanti venditori di teli mare o occhiali, non trovando la solidarietà dei bagnanti come a volte accade, sono stati fermati dai veri duri con occhiali da sole e mezzi da sabbia per inseguirli? Quanti hanno dvuto abbandonare merci (che hanno pagato!) per riuscire a scappare? Quanti “aiutanti di supermercato” (quelli che ti spingono il carrello e ti aiutano a trasferire le borse in macchina per lo spicciolo che lo sblocca) hanno dovuto nascondersi o scappare o dileguarsi definitivamente a causa delle ronde delle Forze dell’Ordine?
Insomma: la “Questione Rosario” o diventa un’occasione per mettere in discussione la retorica securitaria di cui si riempie la bocca e con la quale alimenta la peggio propaganda una frangia tutt’altro che marginale della nostra società e della becera classe politica di questo millennio, oppure rimane la solita pulizia della coscienza buona per ogni occasione: dagli immigrati a Gaza