Il Summer Nite Love Festival è diventato in assoluto il protagonista dell’estate moglianese. Una manifestazione pazzesca, che attira nell’arco delle 17 serate movimentate circa 30.000 spettatori. Più degli abitanti di Mogliano.
Come ilDiarioonline ne abbiamo già parlato, abbiamo ricordato i gruppi musicali, svariati e folli che animano il palco, ma abbiamo anche segnalato le persone intelligenti che ci parlano del mondo.
Tutti meriterebbero uno spazio e magari nei prossimi giorni un paio di pezzi ve li prepariamo, senza dimenticare venerdì la “Pastasciutta antifascista”. Un appuntamento diventato una tradizione per la nostra cittadinanza. Non solo golosa.
Stavolta invece vorremmo raccontare un aspetto forse meno visibile del Festival che si scopre solo entrando dietro le quinte, in cucina, nell’allestimento, nello spostare le panche, prima, durante e dopo gli spettacoli.
Parlo dell’organizzazione, una parola ormai retorica. Si tratta di circa settanta ragazzi che formano Officina 31021. Un miracolo solo moglianese che vede dei giovani “dire, fare, baciare” non solo al bar o davanti al computer ma perfino davanti alla realtà.
Rappresentano una novità (l’unica?) del nostro, altra parola usurata, territorio.
Ci siamo permessi di trovare delle storie particolari così da articolare meglio un aspetto a cui teniamo molto: la complessità. Complesso e travagliato è stata l’arrivo di Alaa.
La famiglia di Alaa è una delle poche fortunate, si fa per dire, ad essere riuscita ad uscire da quell’incubo che è Gaza. Non tutta però, la sorella in attesa di un bambino è ancora lì, sotto le bombe.
La loro vicenda ve l’abbiamo raccontata in un articolo del 30 giugno, e i ragazzə di Officina 31021 si sono subito prodigati per accogliere Alaa nel Festival.
Lo osservo che si muove, troppo alto e troppo pettinato, mentre porta i vassoi di cibo ai tavoli. Chissà cosa pensa, i suoi occhi hanno visto la parte rovesciata del mondo dove si muore in fila alla ricerca di cibo.
Ci avviciniamo, Campocroce, dove ha sede da anni il Ceis che si occupa di ragazzə in difficoltà, meno eufemismi, cerca di aiutarli ad uscire dalla dipendenza. Ebbene due di questi si sono avvicinati a Officina e ora “spignattano” e aiutano.
La loro tutor li ha seguiti e anche lei ha parlato al festival, davanti a un pubblico attento, di come “fare dare”, che può diventare la via più efficace per riacquistare il controllo della propria vita.
Altre strade? Molte ne ha percorse Stephan dal Camerun, attraverso il deserto, il periglioso Mare di Mezzo, le insidie di un inserimento anche solo burocratico nel nostro paese. Stephan ormai segue ogni scorribanda festivaliera di Officina.
Poliglotta e babelico il linguaggio della cucina, argentino arabo camerunese ma si può anche ascoltare qualche erre arrotondata esotica mestrina.
Altrə ragazzə meriterebbero un loro particolare racconto ma è tardi, buio, sonno, siamo vecchi, torniamo a casa. Passiamo vicino al parco, a fianco del supermercato Cadoro, sentiamo schiamazzi e una bottiglia frangersi a terra, insulti e un “tosato” che scappa. Altre storie.




Come sempre un racconto bello ed intrigante, leggero ed avvolgente, che si conclude, come sempre, con un… @arrivederci ad un altra, prossima, storia”
E’ aria da respirare!