Oggi “Ildiarioonline” propone “Luca Omar, veneto del 2000“, una storia di Enrico De Zottis, suddivisa in due puntate, con personaggi veneti immaginari.
Dottore. Dottor Luca Omar B. Classe 1999. Da Castelfranco Veneto con amore…beh, più o meno. Sembra un ibrido tra una carta di identità e una cartolina, tipo quelle che mia madre inviava a mia nonna quando eravamo le estati in Marocco. Anni e anni di studio, sacrifici, scelte, rinunce più ancora che scelte, sorrisi a denti stretti per ignorare i commenti – e questo è il risultato, la mia laurea in Medicina. È una sensazione strana, quasi… surreale. Ma bellissima.
Mi vengono in mente due voci, opposte ma in qualche modo complementari, che mi hanno accompagnato negli anni per arrivare fino a qui. Mio nonno materno, contadino che parlava e pensava solo in dialetto veneto e che tuttavia era capace di insegnarmi tutto sulla terra e sulle piante – se non ci credete chiedetemi come far crescere zucchine lungo l’argine del Brenta, vi posso quasi scrivere una tesi. L’altra voce è quella di mio padre, una voce profonda, che mi raccontava storie del Marocco, delle strade di Marrakech, dei profumi di spezie che ti entrano dentro fino a diventare parte di te. Erano quasi come le favole della buonanotte, solo che le sue non parlavano di cavalieri e montagne, ma di dune di sabbia e mercanti.
“Queste sono le tue origini, Luca,” mi diceva sempre. “Non dimenticarlo mai.” E non l’ho fatto. Tenevo sempre bene a mente che da un lato avevo le origini di mio padre, tra le sabbie del Marocco…e dall’altra avevo le origini di mia madre, tra i campi di Castello di Godego. Una bella combinazione, eh? Sicuramente originale! Mio padre non mi ha mai detto che non potevo sentirmi veneto, o italiano. Pero’ sì, ci teneva un sacco che imparassi l’arabo, che capissi quella cultura – la sua cultura. E io mescolavo tutto, parole in arabo, imprecazioni in veneto, un miscuglio che forse non capiva nessuno, ma che in fondo era bello a modo suo.
È così che sono cresciuto, passando la maggior parte del mio tempo tra i campi e il cemento della provincia di Treviso, tranne le cinque settimane all’anno fisse in cui i miei genitori ed io andavamo in Marocco a visitare la famiglia di mio padre. Io in quelle settimane in qualche modo mi adattavo in fretta e riuscivo ad interagire con gli altri cuginetti, mentre mia madre restava in disparte in silenzio, come se sentisse che in quel contesto il suo ruolo dovesse essere quello e niente di più. Non sentivo mai come un problema il fatto di essere figlio di due culture – beh, quasi mai. E quando diventava più complicato da gestire usavo l’umorismo.
Da bambino, per esempio, se mi chiedevano di che religione fossi, cristiano o musulmano, rispondevo sempre “tifo Inter”. Era una cosa da ragazzini, una battuta pronta. Ma se ci penso adesso mi rendo conto che quella risposta nascondeva altro, un rifiuto di essere etichettato in un modo che mi tagliasse fuori dall’altra metà della mia vita. Abbastanza presto nella mia vita, nonostante l’ironia che mostravo all’esterno, cominciai a sentire un bisogno di un senso si appartenenza, qualcosa che fosse semplice, definito e chiaro da capire per la mia identità. E l’ho trovato sul campo da rugby, come membro di una squadra che condivide tutto, gioie e dolori, e in questo modo diventa una cosa sola. Fango fin sopra i capelli, sudore, spintoni, movimenti coordinati…
Lì non importava se venivi da Castelfranco, da Bassano o da Marte, o se la tua famiglia parlava in Veneto o in una lingua incomprensibile. Eri semplicemente tu, uno della squadra. Certo, c’era quel ragazzo in squadra, Mauro, che ogni tanto lanciava qualche battuta poco simpatica. E una volta siamo quasi arrivati alle mani, roba da bambini, per una parola di troppo che aveva detto. Poco dopo però, quasi mi viene da ridere, abbiamo scoperto che avevamo lo stesso videogioco preferito, e di colpo la lite è evaporata. Puff! Tipo la nebbia sul campo da rugby la mattina. Ci siamo dimenticati perfino perché avevamo litigato. E siamo diventati amici. Pensa te…
Il secondo capitolo di “Luca Omar, veneto del 2000” verrà pubblicato domani mercoledì 23/07/2025


