LA MITICA PUZZOLA

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Ancora una volta, gentili Amici, mi ritrovo a parlare di un tema (un tema?) che non interessa proprio a nessuno. Beh, ma tu te la cerchi proprio! Direte voi. Ti lamenti che hai sette lettori, quando va bene e poi parli di cose che non interessano a nessuno. Ma cambia argomento una buona volta! Parla di dazi trampiani, di Sinner, l’eroe nazionale che paga le tasse a Montecarlo, oppure del Campo Largo (come a dire del nulla) e vedrai che qualcuno in più, magari distrattamente, ti viene dietro. Parla del sacrosanto diritto di Israele di difendersi, uccidendo bambini che potrebbero diventare terroristi e della bella e scanzonata Europa della Fonderlaien (non sono sicuro che si scriva così) che ha messo tutte le sanzioni alla Russia e non gliene sono rimaste per i criminali che governano Israele.

Insomma, datti da fare! Stai sul pezzo! Scrivi qualcosa di finalmente banale, invece che propinarci ogni volta le tue “dotte lezioni” su qualcosa che è distante dal nostro quotidiano più del Marte di Musk.

Avete ragione, che posso dire, se non che sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Ecco io, dopo lunghissima e sofferta riflessione, ho deciso di stare dalla parte del “diabolico” e dunque della Natura. Di quell’entità non ben definita di cui siamo figli (ma veramente siamo figli di una “buona donna”???), che un giorno sì e l’altro pure ci punisce. Che punisce, cioè, la nostra arroganza con eventi estremi e con l’offesa e il torto più grave che immaginar si possa: interrompere la strada per Cortina quando ormai siamo in vista delle fatidiche, storiche, memorabili, affaristiche, devastanti, Olimpiadi invernali 2026 Milano-Cortina volute da Zaia.

Vabbè, ci siamo sfogati: tanto siete in sette a leggerci e ora che è tempo di ferie e di affollate spiagge jesolane, probabilmente sarete soltanto in tre.

Veniamo dunque alla Puzzola, il cui nome scientifico fa Mustela putorius, come tutti sapete, ma il cui nome universalmente riconosciuto faceva Puìss.

La prima domanda lecita è appunto: perché parlare della Puzzola?

E io vi rispondo: perché ho deciso io di farlo e qui, in questa impegnata sede intellettuale non vige la democrazia, ma sono gli autori, motu proprio a decidere e voi lettori a subire.

Se proprio però ci tenete posso anche dirvelo, il perché. Ho deciso di sottoporvi questo frammento infinitesimale di cultura naturalistico-ecologica perché mi ricorda un mondo altro e diverso. Quello della mia infanzia; quello di settant’anni fa, in cui l’avvenire sembrava promettere grandi cose e la campagna intorno a noi pulsava di vita e grondava del sudore dei falciatori. Anni Cinquanta-Sessanta del Novecento, insomma, che qualcuno di voi neppure ha conosciuto, ma che noi abbiamo vissuto in una famiglia povera, bracciantile e “progressista” (adesso si dice così, ma a suo tempo il termine, oggi ritenuto sacrilego, era diverso).

Ebbene in quegli anni, che nessuno ricorda e che erano in bianco e nero come i film del Neorealismo italiano, le puzzole popolavano diffusamente le folte siepi-alberate della campagna, i macchioni di rovo e i boschetti, le sponde dei fossi e dei ruscelli di risorgiva, avventurandosi talvolta, ma solo di tanto in tanto, persino presso i pollai contadini.

La loro presenza era una sorta di assicurazione sulla qualità biochimica dell’ambiente agrario e sulla vita della gente dei campi. Perché, se c’è il predatore e la Puzzola lo è, ci sono anche le sue prede, c’è anche il suo habitat riproduttivo. In altre parole, e come abbiamo ripetuto fino allo sfinimento (vostro), se loro ci sono, l’ambiente non è avvelenato chimicamente.

Ora le puzzole non sono più neppure un ricordo, essendosi estinte già sul finire degli anni Novanta. Anche perché nel frattempo si sono estinti pure i contadini che ne serbavano memoria. Ora, tra i filari dei vigneti di Prosecco, che sono sostenuti da paletti metallici e che occupano ormai il settanta per cento delle superfici agrarie, c’è il vuoto assoluto. Un vuoto che puzza di chimica industriale più degli stabilimenti (chiusi) di Marghera e che ci parla (anche il deserto lo fa) di un futuro di dazi, di guerre, di riarmo e di sanzioni; esclusi “gli amici”, ovviamente. Buon proseguimento di vacanze.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

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