mercoledì, 21 Gennaio 2026
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CARO AMICO TI SCRIVO

Tra le espressioni del poliedrico talento di Donald Trump nello sconvolgere i criteri che fino a gennaio di quest’anno hanno regolato i rapporti tra nazioni civili, spicca per il suo gusto retrò l’invio delle famigerate letterine con le quali il presidente americano comunica le sue intenzioni nel regolare i rapporti commerciali con ciascun paese. 

Aldilà di qualsiasi considerazione economica sui dazi, che non siamo in grado di fare e che lasciamo alle centinaia di esperti che da mesi si affannano a fare previsioni e profezie, ci piace qui notare come The Donald abbia ripristinato l’antico rito dei dispacci diplomatici scritti. In un mondo di comunicazione pressoché istantanea sapere che qualcuno si mette diligentemente a scrivere a qualcun altro soddisfa almeno in parte la nostra voglia di ritorno all’antico in un mondo sempre più frenetico.

Naturalmente sappiamo bene che le lettere non sono scritte con penna e calamaio alla luce di una lampada nella Stanza Ovale, non sono sigillate con la ceralacca e non sono portate a destinazione da trafelati corrieri a cavallo.

Ma ci piace immaginare quale potrebbe essere il testo, magari di quella inviata al Canada.

Proviamo!

Al Primo Ministro Canadese Mark Carney

Dear Mark,

sono un grande ammiratore della vostra grande nazione che sento particolarmente vicina al mio cuore. Talmente vicina che….ma proprio non volete diventare il nostro 51° stato?

Comunque ho sempre invidiato i vostri spazi sconfinati dove potrei costruire meravigliosi resort immersi nella natura. Ho già pensato al nome della catena di ristoranti: CanaDonald. Fantastico, non trovi?

Pensa che da piccolo avevo tra i miei soldatini preferiti proprio le Giubbe Rosse canadesi e ancora oggi, quando mi chiudo nella Situation Room da solo, gioco con loro e li faccio combattere contro i cattivi cinesi che vogliono invadere il continente americano. Quel ragazzaccio di  Vance ha tentato di rubarmeli ma l’ho beccato con le mani nel sacco e l’ho spedito in Groenlandia.

Vi invidio molto anche Céline Dion e la scambierei volentieri con quella prugna secca di Bruce Springsteen che non manca mai un’occasione per parlare male di me. Ma non divaghiamo. Mark, ti scrivo per informarti che questa mattina, dopo essermi consultato con me stesso, ho deciso di portare i dazi delle vostre merci in ingresso negli USA al 35%. Per quale motivo?

Primo perché mi gira così, secondo perché me l’ha suggerito una M.A.G.A. (piaciuto il gioco di parole?), terzo perché devo raddrizzare in qualche modo il bilancio americano prima delle elezioni di mid-term. So che questa mia decisione non vi piacerà ma, come dicevano gli antichi romani, si vis pacem para dazium. Almeno mi pare fosse così (chiederò conferma a Melania).

Il tuo affezionatissimo

Donald J.Trump
Presidente degli Stati Uniti d’America
(candidato premio Nobel)

Renzo De Zottis
Renzo De Zottis ha svolto per molti anni l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado. Attualmente scrive di storia, storia dell’arte e storia dell’automobile. Dalla metà degli anni Ottanta è presente sulle maggiori testate nazionali di automobilismo storico con articoli e servizi fotografici Nel 2019 ha curato la redazione dei testi per la mostra Lo stile dell’auto italiana al Museo M9 di Mestre. Fa parte dell’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile. Da tempo svolge conferenze a tema per l’Università della Terza Età di Mogliano Veneto e per l’Alliance Française di Treviso. Collabora regolarmente con il DiarioOnline e con l’Eco di Mogliano. Nel 2024 ha pubblicato con Otello Bison e Michele Zanetti il libro Zero, Un piccolo grande fiume. Nel 2025 uscirà il libro Macchine nel tempo. Piccole Storie di grandi automobili che raccoglie gli articoli apparsi settimanalmente nel DiarioOnline.

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