mercoledì, 21 Gennaio 2026
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Srebrenica, 11 luglio 1995-11 luglio 2025: Trent’anni dal genocidio che la storia fatica a raccontare

Guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995)


Il 9 luglio 1995, la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante, dove decine di migliaia di profughi si recarono in cerca di rifugio, furono attaccati dalle truppe dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, e dopo un’offensiva durata alcuni giorni, l’11 luglio le forze serbo-bosniache entrarono definitivamente nella città di Srebrenica che divenne il teatro di uno dei crimini più orrendi della storia europea moderna.

Oltre 8.000 uomini e ragazzi musulmani bosniaci dai 17 ai 70 anni furono separati dalle loro famiglie, apparentemente per essere interrogati, in realtà vennero massacrati e sepolti in fosse comuni.

Quei giorni rappresentano una ferita ancora aperta, un monito per tutti noi.

Il fatto che il genocidio di Srebrenica sia avvenuto nel cuore dell’Europa, a pochi passi dalle nostre coscienze, rende l’evento ancora più difficile da digerire.

Le forze delle Nazioni Unite, incaricate di proteggere l’enclave, rimasero inermi.

La comunità internazionale, paralizzata da incertezze e calcoli politici, non riuscì a intervenire in modo efficace.

Questa passività ha sollevato domande profonde non solo sulle responsabilità dei singoli, ma anche sulla capacità delle istituzioni globali di agire di fronte a una catastrofe umanitaria.

Nonostante le sentenze dei tribunali internazionali, che hanno riconosciuto Srebrenica come un genocidio, la memoria di quegli eventi è costantemente minacciata. La negazione e la revisione storica rimangono diffuse, alimentate da discorsi nazionalisti che cercano di minimizzare o giustificare l’accaduto.

La negazione non è un semplice errore di interpretazione; è un atto politico. In questo contesto, le vittime vengono nuovamente umiliate.

Questo fenomeno è particolarmente pericoloso perché mina la fiducia nel diritto, nella giustizia e nella storia, creando un terreno fertile per l’odio.

Il genocidio di Srebrenica avrebbe dovuto insegnarci l’importanza di agire prontamente. Avrebbe dovuto spingerci a riconoscere i primi segnali di un’escalation di violenza e a non rimanere indifferenti. Avrebbe dovuto farci capire che il nazionalismo aggressivo può portare a conseguenze catastrofiche.

Trent’anni dopo, il mondo continua a essere testimone di conflitti in cui il diritto internazionale e i diritti umani vengono calpestati.

Le guerre e le persecuzioni che vediamo oggi, sebbene in contesti diversi, mostrano che l’umanità non ha ancora compreso fino in fondo il messaggio di Srebrenica. Le divisioni e la retorica dell’odio, che hanno reso possibile quel genocidio, continuano a manifestarsi in varie parti del mondo.

Ricordare Srebrenica non significa solo commemorare le vittime, ma anche interrogarsi sul presente. Significa battersi ogni giorno contro l’indifferenza e contro la retorica che demonizza l’altro.

È un impegno per una giustizia che non si limiti a pronunciare sentenze, ma che garantisca che la verità venga preservata e tramandata.

A trent’anni dal genocidio di Srebrenica, il monito è chiaro: non possiamo permettere che la storia si ripeta. Per onorare la memoria di coloro che sono stati uccisi, dobbiamo essere vigili, coraggiosi e, soprattutto, agire.

L’indifferenza è la vera complice dei genocidi.

La Lista delle persone scomparse o uccise a Srebrenica compilata dalla Commissione Bosniaca delle Persone Scomparse contiene 8.372 nomi

Una sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2007, nonché diverse altre del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi costituisce un genocidio.

Il 23 maggio 2024 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato l’11 luglio
Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica

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