Sara voce ribelle e contraria [§ 2]

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Secondo capitolo della storia “Sara voce ribelle e contraria” di Enrico De Zottis


Mentre io cercavo la mia strada, il mondo cambiava inarrestabilmente. Nel 1991 uscì un album con un nome enigmatico, Nevermind – il gruppo? Degli sconosciuti americani che si chiamavano Nirvana.

Un terremoto. Uno tsunami culturale che devastò ogni certezza, ogni moda, ogni stramaledetto suono pulito e patinato che usciva dalle radio. Quello che era underground, ribelle, improvvisamente divenne la tendenza dominante. E quello che era la moda, il pop che inquinava la musica come plastica nel mare, fu spazzato via come polvere. Ammetto che mi sentivo combattuta. Una parte di me urlava di gioia, l’altra si sentiva scettica e un po’allarmata. Da un lato, una gioia immensa. Finalmente, quelli come noi, i diversi, i veri, avevano una possibilità. Le nostre canzoni potevano raggiungere un pubblico più vasto. Potevamo far esplodere in mille pezzi le canzonette carine da centro commerciale e rimodellare il mondo. Ma dall’altro lato… sentivo una frustrazione che mi cresceva dentro. Vedere la gente cambiare gusti con la stessa facilità con cui si cambiano i calzini. Seguendo la moda, non il cuore. Quella superficialità, quegli “animali sociali” privi di qualsiasi spessore intellettuale e di personalità, mi facevano ribrezzo.

Conseguii il diploma. E di nuovo, mio padre intervenne per dare una direzione alla mia vita. La sua presenza sempre silenziosa, ma sempre fondamentale. Mi trovò un lavoro in una piccola fabbrica metalmeccanica. Giornate intere a sudare e a sporcarmi le mani di grasso, in un ambiente che non poteva essere più veneto di così. Il rumore insistente dei macchinari, l’odore pungente delle saldature, gli sguardi duri degli altri operai che potevano passare anche dieci ore di fila a lavorare senza mai aprire bocca. Ma ogni secondo libero era dedicato alla mia creazione, al mio gruppo – gli “Ansiogena”. Giacomo alla batteria, un mio ex compagno di scuola, un orso burbero e taciturno ma con un cuore d’oro e un ritmo sempre preciso. E alla chitarra Valentina. La sorella più piccola di Giacomo. La mia anima gemella. Selvaggia e autentica come me, ma laddove io ero iconoclasta e rabbiosa lei era introspettiva ed empatica – una completava l’altra. La mia migliore amica. Noi tre provavamo in un garage umido e puzzolente, litigavamo, facevamo la voce grossa per imporre le nostre idee, ma quando gli strumenti suonavano all’unisono, eravamo come un’unica, inarrestabile bestia selvaggia. Un’onda sonora che non ammetteva compromessi e certo non ammetteva di essere ignorata.

Frequentavamo l’ambiente musicale underground e alternativo, fatto di musicisti, pseudo musicisti, artisti di varia natura e sognatori – e droga, che era ovunque. Era una presenza invisibile ma costante, un elemento quasi inevitabile del paesaggio. Ma io, in quella fase, mi limitavo a qualche spinello ogni tanto. Non andavo oltre. Il mio carburante era il mio bisogno quasi furioso di esprimermi con la musica, non volevo e non cercavo altro – non ancora.

Gli anni ’90 volgevano al termine. E gli Ansiogena cominciavano a ritagliarsi la loro reputazione e il loro posto nella scena alternative italiana. Prima in provincia, poi a Venezia, Padova. Infine, in tutto il Nordest. La nostra musica, i nostri testi, colpivano senza pietà. Era una miscela di rabbia pura, di amara e acuta disillusione, di voglia irrefrenabile di urlare al mondo che non eravamo schiavi che stavano zitti e buoni. L’estate del ’98 ci vide suonare al Festival Devastazione, a Verona. Un concerto memorabile, uno dei migliori forse della nostra carriera. Il palco vibrava sotto i nostri piedi, il pubblico era un unico organismo vivo e rabbioso. Una volta scesi dal palco, eravamo esausti ma felici. Il sudore ci colava negli occhi, le dita ci facevano un male cane, ma la soddisfazione che sentivamo era incredibile. E poi… la proposta. Un dirigente di una casa discografica indipendente milanese ci propose un contratto per produrre e pubblicare un primo EP di quattro canzoni. Non potevamo crederci – non potevo crederci. Mi sentii come se avessi vinto alla lotteria della vita. Il sogno che avevo inseguito per così tanto tempo era finalmente lì, reale e concreto. Accettammo subito, senza neanche prenderci un minuto per consultarci tra noi. La prima cosa che feci dopo, alle due di notte, in una cabina telefonica isolata in una strada deserta di Verona, fu chiamare mio padre per raccontargli tutto. Per renderlo orgoglioso. Sentii la sua voce, piena di sonno ma anche di gioia. Per un istante, mi sembrò di vedere il suo sorriso attraverso il filo telefonico. Quella notte, noi tre, Giacomo, Valentina ed io, la passammo stesi sul tetto dell’albergo, a guardare le stelle, a disegnare i contorni di un futuro che sembrava finalmente a portata di mano.

Nel 1999 uscì il nostro primo disco. E poco dopo, inaspettatamente, incredibilmente, la nostra canzone “Schermo Spento” divenne un successo nelle radio. La casa discografica decise allora di produrre un videoclip per la canzone. E il videoclip arrivò fino a MTV Italia. Era per me una cosa surreale. La mia musica, in televisione. La mia voce, che arrivava a così tante persone. Fu allora che presi una decisione drastica. Lasciai il lavoro in fabbrica, per potermi dedicare al cento per cento alla musica. Sapevo che era la prima volta che davo un vero dispiacere a mio padre. Mi sentii uno schifo, il senso di colpa mi stringeva il cuore. Ma lui, pur con la tristezza negli occhi, mi supportò, la sua voce sempre serena: “Devi seguire la tua strada, Saretta” E quelle parole furono insieme un’ancora in un mare in tempesta e una spinta a correre sempre più forte, sempre più avanti lungo la strada.


Il terzo ed ultimo capitolo di “Sara voce ribelle e contraria” verrà pubblicato sabato 12/07/2025

Enrico De Zottis
Enrico De Zottis Nato a Venezia nel 1987 e cresciuto a Mogliano Veneto, da oltre un decennio si occupa professionalmente di Gestione delle Risorse Umane presso aziende multinazionali. Ad oggi vive e lavora a Lione (Francia). Nel tempo libero si dedica allo studio di tematiche socio-economiche, oltre che alla musica e al trekking. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza a Padova e un Master in Analisi Economica a Roma.

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