Estate rovente, ordinanza tiepida

Il Presidente Zaia ha firmato qualche giorno fa un’ordinanza importante che cerca di risolvere il problema del lavoro all’aperto durante i giorni di caldo intenso: dalle 12:00 alle 16:00, nei settori più esposti come agricoltura, edilizia e florovivaismo, dovrebbe essere vietato lavorare.

È un gesto giusto, che finalmente riconosce come non si possa pretendere che le persone lavorino sotto il sole cocente come se niente fosse a causa dei danni alla salute a cui possono comportare le alte temperature estive. Eppure, basta dare uno sguardo più attento all’ordinanza per accorgersi che le falle sono parecchie.

La prima e più evidente è che il divieto vale solo “nei giorni in cui il rischio è classificato come alto”, ma non viene data alcuna informazione più specifica sul come effettivamente capire la propria fascia di temperatura. Il risultato è che, come testimonia un video pubblicato dalla CGIL Venezia, a Marcon, nel cantiere del Bosco dello Sport, si lavora tranquillamente anche negli orari “vietati”, nonostante le temperature. Il secondo punto debole sta nelle troppe esclusioni: il divieto non si applica, ad esempio, a chi svolge interventi “di pubblica utilità” o “attività urgenti”.

Questo significa che basta poco per rientrare in un’eccezione e tirare dritto, caldo o non caldo, vanificando il valore del documento. Infine, e questo è forse il punto più critico, non c’è nessun meccanismo di controllo. Nel testo si osserva un continuo raccomandare, consigliare, invitare alla cautela. Ma se un datore di lavoro decide di ignorare l’ordinanza le conseguenze sono incerte dato che non vengono definite chiaramente le modalità di controllo o di applicazione pratica seppur presente un riferimento legale. Non c’è dubbio sull’importanza di questa ordinanza con l’obiettivo di tutelare i lavoratori ma lascia troppo spazio all’ambiguità e all’autogestione.

E mentre si aspetta una generica “diffusione dell’informazione ai soggetti interessati”, chi lavora al sole continua a farlo, magari con 36 gradi e zero protezione. Sarebbe bastata un po’ più di chiarezza e soprattutto anticipazione dato che siamo già a luglio, con cantieri e progetti avviati con date di scadenza fissate. Così com’è, purtroppo, rischia di essere solo una buona idea lasciata solo sulla carta.

Mihai Sirbu
nato e residente a Marcon, studente presso l'istituto Bruno-Franchetti. Vari interessi tra cui la tecnologia, la storia e l'attualità. Membro del gruppo Giovani di Marcon.

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