La mattina del 25 giugno 2025 si sono riuniti la Commissione VIA e il Comitato Tecnico della Regione Veneto, per la valutazione di impatto ambientale e poi l’eventuale via libera definitivo sul progetto dell’inceneritore di Eni Rewind.
Nei progetti della multinazionale ENI, annunciati ad inizio del 2023 dopo aver ottenuto un preventivo assenso delle Autorità decisorie della Regione e del Comune di Venezia, si trattava di costruire un mega-impianto per bruciare 190.000 tonnellate all’anno di fanghi di depurazione provenienti da tutto il Veneto, a poca distanza dall’abitato di Malcontenta.
Due anni e mezzo fa il colosso dei combustibili fossili dava per scontato che avrebbe trovato la strada spianata, nella costruzione di un impianto estremamente dannoso per la salute e per tutto l’ecosistema lagunare.
Non aveva tenuto conto del grande movimento per la salute e l’ambiente, riunito in un Coordinamento di Associazioni denominatosi NO INCENERITORI, che oggi parla di “giornata storica”, perché il 25 giugno L’INCENERITORE DI ENI è STATO DEFINITIVAMENTE BOCCIATO!
Riportiamo parti del comunicato del Coordinamento:
“Avevamo promesso a ENI che di qui non sarebbero passati, e non sono passati!
É una vittoria importantissima e di portata storica per un territorio che ha pagato un prezzo altissimo, in termini di vite umane perse e di degrado ambientale, a causa di decenni di industrializzazione dissennata, che ha privilegiato il profitto sopra tutto e sopra tutti, creando la diffusa opinione che la popolazione non ha mai voce in capitolo su questioni così importanti.
Qualcuno pensava di poter continuare a sacrificare questo territorio, ma le tante mobilitazioni popolari messe in campo, non ultima la grande manifestazione del primo giugno 2024 a Mestre con 5000 persone in piazza, il blocco del distributore a Marghera e dell’ENI Store, il grande lavoro di inchiesta , di approfondimento scientifico, di sensibilizzazione svolto in questi anni dai comitati ha sbarrato la strada addirittura a ENI, una delle multinazionali del fossile più potenti al mondo, la stessa che fa accordi con il governo criminale di Israele e con Paesi come la Libia responsabili di torture e di gravi violazioni dei diritti umani”.
É importante che le argomentazioni del Comitato Tecnico per la valutazione ambientale abbiano riconosciuto l’importanza del principio di precauzione e abbiano accolto i nostri rilievi sulla pericolosità degli inceneritori, impianti insalubri di prima classe, in particolare per quanto riguarda gli impatti ambientali e sanitari derivati dalla inefficace combustione dei PFAS, e per il fatto che questo territorio è già pesantemente inquinato con conseguenze sanitarie intollerabili.
Le istituzioni hanno dovuto piegarsi di fronte alla nostra mobilitazione e ai pareri determinanti dell’Istituto Superiore di Sanità, che hanno di fatto confermato tutte le osservazioni che già avevamo posto.
Questa sentenza non vale solo per ENI, perché ora il problema della salute, dei PFAS e dell’inquinamento ambientale non potrà più essere ignorato né per l’inceneritore di Veritas, né per quelli di Padova, di Schio, di Verona e di Loreo. Il problema della gestione dei rifiuti, dei fanghi e dei PFAS sono un dato di fatto, ma la soluzione non sta nel creare un problema ancora più grave. è necessario aprire al confronto con i comitati, con le associazioni ambientaliste, con le popolazioni, investire in ricerca, e soprattutto assumere come paradigma che la tutela della salute e dell’ambiente vengano prima dei profitti e di ogni altra cosa.
Il Coordinamento No Inceneritori, forte di questa vittoria ora rilancia:
“É necessario bloccare immediatamente la seconda linea di Veritas; chiediamo alla Regione e a ARPAV di avviare studi approfonditi intorno agli inceneritori, con il supporto di CNR e ISPRA, per verificare il livello di contaminazione da PFAS nei suoli, nelle acque, e negli alimenti.
Noi non ci fermiamo, Veritas è avvisata.
Il nostro territorio non è in vendita, non brucerete il nostro futuro!”


