mercoledì, 21 Gennaio 2026
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La biodiversità dei tetti e dei vecchi muri

Penso proprio che l’argomento vi sia familiare, cari selezionatissimi Lettori. Lo penso perché, dopo aver (giustamente) additato per decenni il muro di Berlino come la vergogna dei popoli d’Europa, l’Occidente, capitalista (ricco, ipocrita, fascistoide e bugiardo) è diventato il maggior costruttore assoluto di muri. Muri razzisti di separazione, come quello che la “democratica” Israele ha costruito per rendere impossibile la vita dei Palestinesi di Cisgiordania. Muri di contenimento degli sfigati, come quello alto dieci metri al confine meridionale degli USA (“la più grande democrazia del Mondo”). E poi quelli dei fascisti polacchi, ungheresi, croati e via cantando messa, visto che siamo tutti credenti, cristiani, cattolici e difensori della razza.

A questo punto forse pensate che l’autore di questo breve articolo si sia perso nelle sue vaneggianti divagazioni politiche, ma non è così, perché i muri di cui egli intende parlarvi sono semplicemente i “muri di una volta”. No, non la Grande Muraglia Cinese, ma i vecchi muri urbani: quelli di contenimento del giardino inviolabile dei ricchi o quelli delle vecchie abitazioni mute, in quanto lasciate da vecchi proprietari passati da tempo a miglior vita.

Sono questi i muri che ci interessano, semplicemente perché, a differenza di quelli in cemento armato e filo spinato, trasudano poesia e vita. Vita vegetale e animale, vita interstiziale, annidata negli anfratti, nelle brecce o tra i muschi che ne ricoprono la superficie. Se infatti vi soffermate ad osservare un vecchio muro, ne rimarrete affascinati. Vi stupirà il piccolo l’orto botanico verticale che vi si è insediato e in cui compaiono appunto muschi, piccole felci come l’Asplenio tricomane, l’Asplenio ruta dei muri, la Cedracca comune; e poi altre piante, come la Cimbalaria dei muri, il Celidonio, la Parietaria e, se il muro è soleggiato, la vistosa Bocca di leone. Non mancherà ovviamente l’Edera e non mancheranno gli animali. Animali di piccole dimensioni e dunque invertebrati come i piccoli molluschi gasteropodi, i ragni e gli insetti di varie specie. Ma anche vertebrati, come la Lucertola dei muri e il Geco, che grazie al riscaldamento globale sta espandendo le proprie popolazioni locali e persino uccelli che nidificano negli anfratti, come il Passero d’Italia, lo Storno, la Cinciallegra e finanche l’Upupa.

Osservato con occhi diversi (adesso capite perché i naturalisti, quando svolgono relazioni verbali dicono spesso “ho visto cose che voi umani …”), dunque, un vecchio muro diviene un piccolo e interessante giacimento di biodiversità, che arricchisce lo sterile ambiente urbano e lo rende più vivo e più gradevole.

Lo stesso si può affermare, poi, a proposito dei vecchi tetti urbani. Quelli coperti di tegole, quelli con i camini e gli abbaini, con le vecchie grondaie e magari con l’intercapedine del sottotetto.

Anche in questo speciale e vetusto (ma prezioso) habitat, infatti, si annida e riproduce una speciale componente della fauna urbana. Una componente preziosa, in quanto composta per buona parte da insettivori e dunque da nostri “alleati ecologici”. Si pensi, a questo proposito ai rondoni di cui si parlava nell’articolo precedente, o ai balestrucci, le piccole rondini che nidificano sotto i cornicioni.

Ma si pensi soprattutto ai pipistrelli: i popolarissimi e amatissimi (dai parrucchieri) “notui”, tra cui il Pipistrello albolimbato, il Serotino comune, l’Orecchione e persino la grande Nottola.

Poi ci sono ovviamente gli uccelli. Specie preziosissime e spesso in drammatica rarefazione, come la Civetta e il Barbagianni, o come i passeri, gli storni e, a Venezia, persino il Gabbiano reale. Quest’ultimo, infatti, stanco delle barene, della minaccia dei falchi di palude e della solita dieta a base di pesce morto, si è trasferito in città, concedendosi persino qualche preziosa brioches dei caffè di Piazza San Marco.

Ecco, tutto questo vi ho detto, semplicemente per richiamare la Vostra attenzione su questi singolari e misconosciuti habitat urbani, che rischiamo di scomparire insieme con i nostri ricordi e i nostri sogni d’infanzia.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

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