29 September, 2021
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Perché tanti tagli?

Perché per "mettere in sicurezza" un'area del parco occorre tagliare così tanti alberi? Il diritto di sapere.

Nel mese di marzo di quest’anno camminavo lungo il Sile, in un tratto di competenza del Comune di Casale che mi è particolarmente caro e che ho percorso molte volte durante gli anni in cui ho insegnato presso la locale scuola media. Mi piace passeggiare in quel pezzo di Restera perché ci sono alberature fitte e rigogliose che fanno un’ombra straordinaria e, quando c’è un po’ di vento, si riesce a sentire il leggero stormire delle foglie. Immaginate il colpo che ho preso quando ho visto che decine e decine di quelle piante meravigliose erano state tagliate e giacevano a terra, ai lati della stradina che costeggia il fiume, come tanti cadaveri abbandonati in un campo di battaglia. Ho cercato di immaginare la ragione di questo scempio, ho chiesto a qualche passante se fosse a conoscenza delle ragioni che potevano  giustificare una operazione così estesa (capisco abbattere qualche pianta malata o pericolosa per la sicurezza pubblica ma un taglio massivo di queste proporzioni non l’avevo mai visto prima), ma nessuno ne sapeva nulla, tutti si mostravano  sorpresi quanto me, ma rassegnati.

Tra le “rovine” sorgeva, come una croce solitaria in un cimitero, un cartello (vedi foto) nel quale il “conduttore” dell’area afferma di aver presentato all’Ente Parco fiume Sile un “progetto per la messa in sicurezza dell’area e delle immediate vicinanze” e che tale progetto “ ha trovato parere favorevole da parte degli enti preposti” indicando la planimetria per la cosiddetta successiva “naturalizzazione” dell’area, anch’essa sottoposta evidentemente al vaglio dell’Ente Parco e degli “enti preposti”. Quali siano le ragioni per cui il conduttore (dunque l’affittuario non il proprietario) si sia sentito in dovere di esporre ai passanti il cartello appare evidente: sostenere con documenti alla mano che lo “scempio” attuato sull’area è del tutto regolare e rientra in un piano di “messa in sicurezza”, non solo dell’area in oggetto ma anche delle “immediate vicinanze”. Delle cause a monte di questa scelta radicale però non si riesce a sapere nulla perché ho chiesto spiegazioni all’Ufficio tecnico del Comune di Casale che mi ha indirizzato all’Ente Parco fiume Sile al quale, con formale istanza di accesso ai documenti ho chiesto di prendere visione del progetto ma la mia domanda è stata respinta, ho fatto quindi ricorso Al “Garante Regionale dei Diritti della persona” per avere accesso agli atti ma anche questo ufficio ha gentilmente respinto la mia richiesta con le seguenti parole:

“il ricorso presentato è inammissibile, ai sensi dell’articolo 7, lettera b), D.P.R. 12 aprile 2006, n. 184, “Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi”, in quanto non risulta dimostrata la sussistenza dell’interesse di cui all’articolo 22, comma 1, lettera b), della succitata legge n. 241/1990.”

Non mi resta ora che l’ultimo passaggio possibile: il Tribunale Amministrativo Regionale, a cui dovrei chiedere di poter visionare la documentazione relativa all’operazione in oggetto in quanto ritengo di essere soggetto interessato, proprio in quanto semplice cittadino. Non vedo sinceramente in quale altra veste potrei manifestare “interesse concreto” per la salvaguardia dell’ambiente in cui vivo.

Mi piacerebbe infatti chiedere agli “Enti preposti” chi altro, se non il semplice cittadino che usufruisce della bellezza di quei luoghi meravigliosi, dovrebbe avere “interesse concreto” a conoscere le ragioni di una operazione che trasforma così radicalmente e definitivamente un’area sottoposta alla tutela di un Ente di istituzione pubblica?