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La città ideale ovvero l’armonia perduta (terza parte)

Quella che dovrebbe esserci tra “contenitore” e “contenuto”. Come riconquistarla?

Sull’equilibrista però si può fare anche una riflessione più amara: “guardate come sono bravo, non sbaglio nulla, ho la precisa percezione dei miei movimenti, non ho paura della morte…” e chi non ha paura della morte è salvo (forse) per se stesso ma è un pericolo per la società che lo guarda con un po’ di diffidenza. Come colui che si espone al pericolo denunciando e dicendo la verità, rischiando la ritorsione di coloro che denuncia ma anche l’emarginazione da parte di quelli che non amano il pericolo, scarseggiano di coraggio e temono la morte. Sull’equilibrista si potrebbe scrivere un libro di metafore di simbologie sulla società, sulla politica, sulla scuola, sul potere. A me piace riflettere in particolare sulla percezione precisa che egli ha delle sue forze e delle sue capacità, la sicurezza che gli deriva dall’esercizio costante, ripetuto, quotidiano, rigoroso, dalla disciplina ferrea che gli dice cosa può fare e fino a dove può spingersi senza rischiare di morire. Se fossi il capo del Governo affiderei ad un serio “equilibrista” il dicastero dell’economia.

E dopo l’equilibrista non poteva mancare il numero con gli elefanti: meraviglia delle meraviglie…Non avevo mai visto in un pachiderma tanta leggerezza. Come faceva l’elefante a camminare tra quattro corpi di ragazze distese a terra e a non sfiorarne neanche una con le zampe? Semplice: facendo attenzione. E già… Come fa un elefante a fare attenzione?

Glielo avevano insegnato, probabilmente imposto con un allenamento costante. Ecco il punto. L’insegnamento è anche questo, la famiglia, la scuola, l’Università dovrebbero insegnare anche attraverso l’imposizione e l’allenamento ripetuto, serio, puntuale, rigoroso, costante.

Nel senso che la scuola non dovrebbe limitarsi ad offrire alternative tra il bene e il male spiegando i vantaggi dell’uno e gli svantaggi dell’altro ma anche semplicemente “imporre” il bene come unica scelta possibile. “Allenare” i giovani al bene, attraverso esercizi continui e regole insindacabili.

“Non puoi andare in giro con la tua auto quando sei pieno di alcool o droga. Non puoi! Punto e basta.

Non hai l’alternativa di andarci, anche se sei un po’ alticcio, perché sei responsabile per te stesso e consapevole che stando attento puoi farlo…No! Se vai in giro dopo aver bevuto e metti a rischio la tua vita e quella degli altri, sei un incosciente e ti meriti una punizione pesante. Di quelle che non ti scordi più per tutta la vita. Punto.”

Ho ammirato a dismisura quel domatore di elefanti senza peso.

Un signore che, dipendesse da me, metterei al Ministero della Cultura e alla conservazione dei Beni Archeologici…(Una metafora dell’architetto ideale? ).

La musica dal vivo è una di quelle cose che al circo non può mancare perché quando segue un esercizio, ne cadenza il tempo, il ritmo, la misura, le pause, il maestro guarda il clown e ne sottolinea i movimenti, osserva il saltatore volante dal trapezio e aspetta il suo tuffo per suonare il piatto, insomma è tutt’uno con l’artista che si muove nell’arena e tiene insieme lo spettacolo ricucendo le sfasature e coprendone i buchi con qualche toppa.

In forma di metafora è ciò che dovrebbe fare un vero educatore, cioè colui che aspira ad essere il tutore e la guida del gruppo che riesce a tenere saldamente in mano con la propria bacchetta a volte seguendolo e assecondandolo e altre trascinandolo o scuotendolo malamente.

Al circo, di fatto, il “maestro unico” c’è già da decenni ma è unico non perché è “solo” di fronte al suo pubblico (e alla sua orchestra ) ma perché è l’unico che può dirigere tutta questa massa di persone rendendole un corpo solo organico con lo spettacolo che va in scena. Quanta umiltà e quanta sapienza, quanta arte e quanta poesia c’è in questo mettersi completamente al servizio dello spettacolo, senza eccessi, senza assoli, senza velleità di apparire in prima fila o sotto i riflettori, ma nell’ombra del “golfo mistico”. Dovremmo forse imparare da questi musicisti che la vera democrazia nasce dal buio quasi totale nel quale suona l’orchestra del circo, dalla straordinaria dedizione al gruppo e al proprio lavoro di questi maestri senza volto che ogni sera danno un suono ai gesti di chi si esibisce alla luce dei riflettori sotto la guida del Maestro direttore. Ecco, forse la scuola avrebbe bisogno di maestri così: capaci di seguire, passo passo, i propri allievi fino all’applauso finale, chiedendo loro semplicemente di non sbagliare, magari di rallentare, di fermarsi e di correggersi ma di portare sempre a termine la prova con dignità e onore.

(continua…) La città ideale ovvero l’armonia perduta

 

La città ideale ovvero l’armonia perduta (Seconda parte)