27 October, 2021
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La città ideale ovvero l’armonia perduta (Prima parte)

Quella che dovrebbe esserci tra “contenitore” e “contenuto”. Come riconquistarla?

Recupero per “Il Diario on line” questo articolo che scrissi qualche tempo fa sulla rivista “Archigrafica” integrandolo con alcuni piccoli dettagli che lo rendono, secondo me, ancora attuale.

Il circo mi affascina e mi commuove. Oggi più che mai, non potendone godere dal vivo, lo immagino con nostalgia.

L’atmosfera che si respira nei dintorni del tendone, oltre agli odori forti che mescolano zucchero filato a sterco di elefante, è classicamente felliniana ed è forse per questo che il sogno cinematografico del grande Maestro rimbalza nella mia memoria ogni volta che ho di fronte uno spettacolo di magia o di equilibrismo oppure semplicemente un pagliaccio con il naso rosso che mi sorride.

Ricordo che la mia prima idea di tesi di laurea in architettura fu quella di un Luna Park circense trasformato in un luogo urbano permanente, al centro della città, in cui la gente potesse incontrarsi anche per scopi che non fossero solo il puro divertimento, con biblioteche, teatri, scuole, uffici e molto altro.

Forse questa antica memoria mi ha consigliato di non mancare all’ultimo spettacolo (prima del lockdown ) di Moira Orfei, nel parco di Marghera, periferia di Venezia, nel quale si promettevano sorprese mirabolanti ed imprese memorabili di uomini e animali.

Il numero di apertura dello spettacolo era con due ragazzini, i nipoti di Moira, le cui contorsioni eleganti e complicate a tempo di musica mi sollecitavano immediatamente una prima riflessione: ma che scuola avranno frequentato due ragazzi che a dodici/tredici anni sono in grado di esibirsi con tanta precisione, con tanto rigore e con una forza fisica e psicologica così potente e controllata?

Che insegnanti straordinari avranno avuto questi fenomeni per essere così accurati nei loro movimenti e così appropriati negli sguardi, nei tempi musicali, nei gesti verso il pubblico, da non avere mai nemmeno l’ombra di un’incertezza?

Ovvio che il mio pensiero andasse contemporaneamente ai miei alunni, quelli che ogni mattina incontravo in classe e a cui dovevo spiegare almeno dieci volte le stesse cose per ottenere che ritornassero poi altre dieci volte davanti alla mia cattedra a chiedermi tutti la stessa cosa che avevo appena spiegato… Alunni coetanei dei nipoti di Moira Orfei…

A proposito di nipoti e di nepotismo… (nota) Il “nepotismo” nel circo, inteso come passaggio dei ruoli tra padri e figli o…nipoti, è la regola!

Ma una regola sana, garanzia di buoni risultati. Tuttavia, non basta essere figli o nipoti del domatore per averne lo stesso coraggio, la stessa capacità, la stessa bravura nell’addestrare le tigri.

Nel circo bisogna essere capaci di fare anche meglio dei padri per conquistarsi il diritto di seguirne le orme, la fama e lo stesso applauso del pubblico, dimostrando di avere acquisito e rielaborato perfettamente fin dalla nascita il loro insegnamento. Nell’Università italiana (tanto per fare un parallelo ) il fatto di essere figlio di “quel” padre è già presupposto sufficiente per seguirne le orme e la fama, anche senza alcun merito e nessuna capacità. Se i “baroni” delle nostre Università perdessero meno tempo ad intrallazzare con le commissioni d’esame per raccomandare i propri figli e andassero di più al circo, forse si vergognerebbero un po’ di certe pratiche…

Dopo i nipotini Orfei è stata la volta dei pagliacci, quelli che tra un numero e l’altro vi distraggono per non farvi pesare il tempo che serve a montare e smontare le attrezzature dei vari numeri che si susseguono. Ogni volta mi fanno ridere con più gusto ed ogni volta su temi diversi che affrontano come fossero degli psicologi, talmente esperti della natura umana e delle sue reazioni, da ottenere dal pubblico sempre ciò che si aspettano. Pubblico che risponde sempre ridendo a crepapelle di ciò che invece dovrebbe spingerli in molti casi ad un esame di coscienza o ad una riflessione profonda…

(continua martedì 20 aprile 2021)