27 October, 2021
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Incontro con Benito Madonia

Intervista con il cantautore che da anni vive a Mogliano Veneto, tra musica, ricordi e cucina

In genere, su questo giornale, parlo di spazio e di architettura ma uno spazio importante è anche quello che destiniamo alla musica. Ne parliamo con un artista che vive a Mogliano Veneto, un cantautore che da molti anni ha in questa città il suo punto di riferimento creativo e lo studio dove compone e produce la sua musica, i suoi concerti, i suoi dischi. Si tratta di Benito Madonia, di cui da poco è andato in stampa l’ultimo lavoro discografico: In volo”.

Un disco eccellente sia per i testi che per le musiche, sempre molto curate e innovative sul piano degli arrangiamenti ai quali Madonia presta sempre una attenzione particolare.

Ciao maestro, finalmente facciamo due chiacchiere comodamente seduti sul divano di casa tua con il profumo che viene dalla cucina… (Benito è un’ottima forchetta). Quando hai capito che la musica sarebbe stata il tuo mestiere e perché alla tua età (che non diciamo) sei ancora capace di stupirci e di commuoverci con la tua musica? Qual è il tuo segreto creativo?

Un caro amico un giorno mi fece notare che la parola “caos” è l’anagramma di cosa e caso. In fondo non è questo che succede nella vita di tutti noi? Sono nato con una grande predisposizione verso la musica, e questa è una cosa, un dato di fatto, il caso invece mi ha fatto incontrare delle persone che, come me, erano predisposte a questa meravigliosa arte e così ho cominciato a suonare fin da ragazzino. In seguito, ho avuto la fortuna di conoscere e collaborare con musicisti straordinari, dai quali ho appreso molto e con i quali mantengo tuttora rapporti di profonda amicizia. La musica è diventata il mio mestiere (preferisco dire la mia occupazione principale) quando per vari casi della vita è diventata preponderante rispetto ad altre attività. Stupisco ancora e commuovo il pubblico con la mia musica?

Grazie, mi fa piacere che tu pensi questo. Al perché questo accada penso sia più facile rispondere: ancora adesso, dopo più di 50 anni di musica, mi stupisco e mi commuovo io per primo. Sono convinto che l’arte in generale ma in particolare la musica, abbia bisogno di un’anima capace di stupirsi e di commuoversi. Se l’artista è in sintonia con queste emozioni riesce a trasmetterle a chi ascolta per gioire insieme, così come un raggio di luce parte da una fonte originaria e illumina chi lo riceve.

È vero, hai ragione. Il “caso” indirizza spesso la vita di ciascuno di noi (che a volte si trasforma in caos) ma la “fortuna” è di pochi. Nel tuo caso quali sono stati i tuoi incontri “fortunati”? I più importanti…

In realtà ci sono stati molti incontri importanti nella mia vita, Andrea Zuppini, chitarrista e produttore, con il quale ho scritto Male che fa male (portata al successo dal compianto Alex Baroni) e Penz’ a Maria, brano in lingua napoletana inserito nel mio CD “Ieri, oggi, domani e n’ato juorno”. Andrea mi ha presentato Rossana Casale alla quale mi lega una splendida amicizia. Per lei ho scritto “Boscomare”, brano contenuto nel meraviglioso e poco noto disco “Circo immaginario, ispirato alla riviera del Conero dove ho vissuto per molti anni prima di trasferirmi a Mogliano.

Nello stesso periodo ho incontrato Antonio Forcione, produttore e funambolico chitarrista di livello internazionale, con il quale ho realizzato e pubblicato il CD “Vento del sud”. Ho conosciuto Antonio quando viveva già a Londra da moltissimi anni.

Nato in Molise spesso veniva a trovare la sorella a Castelfidardo e il nostro comune amico Maurizio Fiorini ci ha fatti incontrare, abbiamo parlato un pomeriggio intero delle nostre passioni comuni, l’amore per la canzone napoletana, per Pino Daniele e la sera stessa, senza fare alcuna prova, abbiamo fatto il nostro primo concerto chitarre e voce nel locale di Maurizio in riviera del Conero, fra il verde della vegetazione, il giallo delle ginestre e il blu del mare. Un ricordo indelebile.

Infine, tra i molti incontri musicali della mia carriera, voglio citare: Marco Pandolfi armonicista straordinario, Nicola Dal Bo pianista e organista di grande valore, Marco Ponchiroli anch’egli eccellente pianista e Fabio Rossato, più volte campione mondiale di fisarmonica, purtroppo scomparso prematuramente. Ho avuto poi incontri importanti anche sul fronte teatrale, avendo fatto parte del cast del musical “La piccola bottega degli orrori”, ho conosciuto e lavorato col regista Saverio Marconi e con gli attori Cesare Bocci, Edy Angelillo, Manuel Frattini, Carlo Reali e molti altri ancora.

La canzone che tu hai citato “Penz’a Maria” è una delle tue più belle e, come molte tue canzoni, è caratterizzate da una profonda malinconia. Nello stesso disco c’è, a mio parere, una tua straordinaria interpretazione di “Maggio se ne va” di Pino Daniele, brano struggente la cui notorietà si è rinnovata da poco in quanto colonna sonora della serie TV di grande successo “Il commissario Ricciardi”. La tua musica e i tuoi testi esprimono una particolare attitudine a parlare di ricordi, di amori perduti, di tempo che passa e di dolori non sopiti, c’è un collegamento effettivo tra la tua vita reale e le tue canzoni? In particolare, quali canzoni esprimono meglio di altre questo collegamento e perché?

Non credo sia possibile interrompere il collegamento tra quello che si scrive e la vita reale, a volte mi capita di raccontare storie che “prendo in prestito” da amici, conoscenti, altre volte parlo di me. In ogni caso quando si scrive c’è sempre un osservatore e un osservato, soggetto e oggetto. Paradossalmente anche per parlare di sè, occorre fare lo sforzo di uscire da se stessi per osservarsi. In “Penz’ a Maria” parlo della difficile storia d’amore di due miei amici, in “Blu paradiso” racconto la storia di un bambino sfortunato che non c’è più, nella canzone “In volo” descrivo la mia voglia di volare via da questo strano e difficile periodo di pandemia, periodo in cui ho realizzato appunto il nuovo cd “In volo”. In ogni caso si raccontano delle storie e emozioni umane, le quali sono molto più simili e comuni di quello che possiamo immaginare. Il comune denominatore di tutto ciò che scrivo è l’amore, sentimento in cui credo molto e motore straordinario dell’umanità: cosa non si fa per amore? La storia insegna…

Hai parlato di pandemia e del tuo ultimo disco “In volo” realizzato proprio in questo periodo di grande difficoltà per i musicisti e per gli operatori dello spettacolo, tu che conosci bene l’ambiente e che hai suonato un po’ ovunque e con artisti di grande livello, anche all’estero, cosa pensi che si dovrebbe fare, in Italia per aiutare questa categoria? A Mogliano in particolare, pensi che si possa fare qualcosa per offrire l’opportunità ai musicisti di esibirsi dal vivo e al pubblico di godere ancora della musica live?

E’ un discorso politico su cui non ho soluzioni certe. So che i miei amici musicisti, con i quali ho anche suonato in Inghilterra, in Svizzera e altrove hanno ripreso ad esibirsi anche se non a pieno regime. Ho notizie di ripresa anche dalla Germania e dal Regno Unito. Il problema non è soltanto la pandemia ma pure l’economia, per quanto devo dire che nel nostro paese non siano mai state considerate troppo né l’arte né la cultura. So per certo che a Mogliano ci si sta muovendo per organizzare eventi musicali, c’è questa volontà ma gli amministratori comunali devono fare i conti con l’aspetto economico e da un anno anche con i decreti anti-Covid del Governo. La gente ha voglia di tornare a divertirsi, a godere della bellezza dell’arte in ogni sua espressione e credo che con la giusta attenzione qualcosa in più si potrebbe e si dovrebbe fare… Certo, già le regole erano complicate prima, adesso lo sono ancora di più. Io spero di ritornare presto a fare concerti perché non è solo una esigenza economica ma anche dell’anima…

Perché dici che le regole erano complicate anche prima, c’era qualche cosa che  impediva alla musica di esprimersi al meglio anche prima della pandemia?

E’ una domanda alla quale è difficile rispondere ma ci provo: se è vero che la musica è cultura, per apprezzarla ci vuole cultura. Non è possibile riconoscere qualunque aspetto della nostra vita se non siamo stati educati a farlo. Tutto è frutto di educazione. Così come la famiglia ha il dovere e l’onere di educare i propri figli, lo Stato ha il compito istituzionale di favorire, incoraggiare l’educazione musicale dei propri cittadini con tutti i mezzi possibili: il sostegno economico del settore e degli operatori, le strutture adeguate e la formazione. Posso aggiungere che all’estero ho visto gente più predisposta alla cultura e soprattutto più rispettosa della cultura musicale. Anni fa, mentre tornavo da una serata, sono stato fermato dalle forze dell’ordine per un controllo, tieni presente che faccio il musicista da una vita, sono iscritto alla SIAE come compositore, sono iscritto all’ ENPALS  (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza ai Lavoratori dello Spettacolo) , ho fatto tanti concerti, lavorato in teatro e nei miei documenti alla voce “professione” c’è scritto MUSICISTA, alla domanda “ lei che mestiere fa?” ho risposto, quello che c’è scritto nei miei documenti, al che la persona che mi ha fermato ha ribattuto: “si, musicista, e poi???”

Capisco bene questa tua amarezza e devo dire che questa scarsa considerazione verso chi lavora nel campo artistico ( non solo per chi sale sul palco e si esibisce ma anche verso  chi resta dietro le quinte ) è piuttosto diffusa e le manifestazioni di questi mesi ne sono la prova evidente… Ma vorrei concludere questa chiacchierata con una nota di speranza: tra le cose più belle dedicate alla musica a Mogliano ricordo due Festival di cui sei stato  l’organizzatore: “ESTATU’” in Villa Longobardi e “Porchetta Blues” a Villa Torni, due eventi a mio giudizio memorabili con musicisti di altissimo livello. Pensi che sarà possibile rivedere qualcosa del genere a Mogliano Veneto e quando?

Ricordo con piacere le manifestazioni da te citate, c’era grande entusiasmo ma è stata anche una grande fatica. Da soli è difficile organizzare eventi così grandi e impegnativi, non so quando e se sarà possibile riproporne altri. A mio avviso bisognerebbe costituire delle associazioni o rivolgersi ad alcune già esistenti per avere l’aiuto necessario. Chissà che questa tua domanda non mi stimoli a riprovarci…

Lo spero davvero. Per salutarci Benito, all’inizio di questa intervista ho detto che sei un’ottima forchetta, le tue origini siciliane ti ispirano un piatto particolare per questo periodo pasquale?

A Pasqua mia madre non faceva mai mancare sulla tavola della nostra numerosa famiglia: i carciofi in pastella. È bello ricordarla ai fornelli cucinare per tutta la famiglia, per mio padre, i miei cinque fratelli, le rispettive mogli e i nipoti. Mentre preparava il pranzo, noi figli le ruotavamo intorno, soprattutto dove posizionava i carciofi in pastella che aveva appena fatto e, passando, allungavamo le mani su quello che c’era nel piatto. Lei si mostrava contrariata, ma di nascosto sorrideva felice perché noi figli apprezzavamo molto ciò che lei amorevolmente ci preparava.  Ovviamente in tavola c’erano anche altre cose buonissime, i cardi, i cavolfiori e le sarde che venivano aperte in due, private della lisca, coperte di pastella e fritte in olio bollente. Mmmm…mi viene l’acquolina in bocca a parlarne, meglio chiudere qui è ora di pranzo…

Buona Pasqua e buona musica!

Anche a te Benito, grazie.