27 October, 2021
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La città ideale (prima parte)

L'Architettura. Intesa come disciplina che riguarda la realizzazione di spazi per l’uomo in armonia con l’ambiente, artificiale e naturale

Come mio primo contributo su questo giornale vorrei offrire ai lettori una riflessione che riguarda una materia che conosco abbastanza e per la quale ho studiato e mi sono laureato già nel lontano 1982: l’Architettura. Intesa come disciplina che riguarda la realizzazione di spazi per l’uomo in armonia con l’ambiente, artificiale e naturale (i quali dovrebbero essere complementari ma spesso sono in contrasto forte tra loro, proprio a causa dell’architettura). Le nostre città (ambienti artificiali in quanto creati dall’uomo) si devono, oggi più che mai, confrontare direttamente con l’ambiente naturale, sia per quanto riguarda lo spazio ancora disponibile e libero da cementificazione che andrebbe salvaguardato e consumato il meno possibile, sia per quello più direttamente interconnesso con il tessuto urbano che deve essere curato e integrato come parte essenziale, direi vitale delle nostre città. Il concetto per il quale l’architettura italiana si è distinta, nei secoli e nel mondo, come la migliore in assoluto è quello che ha caratterizzato l’integrazione totale tra funzionalità e libertà creativa, eleganza e rigore assoluto nel rapporto tra la forma e contenuto. Dalla genialità delle architetture nuragiche, ai primi nuclei urbani, all’architettura romana, poi medievale (ancora vive in alcuni dei nostri centri storici) fino alle straordinarie realizzazioni del Rinascimento che tuttora costituiscono per la nostra cultura nel mondo un marchio di qualità e ingegno ineguagliato. L’Italia ha conosciuto una modernità, dal Barocco al Movimento moderno (senza tralasciare alcune meraviglie realizzate persino in epoca fascista )  che è stata ed è ancora un esempio di intelligenza creativa al servizio dell’uomo come in pochi altri paesi del mondo. Eppure, nonostante questi presupposti e questo curriculum invidiabile di bellezza e capacità progettuale da far invida al mondo intero, nelle nostre città si continua a progettare e a costruire con una sciatteria, un pressapochismo e una mancanza di creatività e qualità che poco hanno da farsi invidiare e che molto invece avrebbero da apprendere, guardando a cosa e come si costruisce in questo momento in altre parti del mondo. Come mai siamo passati da tanta bellezza a tanta bruttezza? Come è possibile che le nostre città più belle, tra le più belle al mondo come struttura urbanistica e patrimonio edilizio fino all’inizio del secolo scorso, siano oggi classificate tra le più brutte per quanto riguarda lo sviluppo urbanistico delle periferie, la cementificazione incontrollata delle zone ancora edificabili, la conservazione e la fruibilità dei centri storici, la crescita incontrollata dei fattori inquinanti? Colpa delle scuole di architettura? Della politica edilizia? Della politica in generale? Della società dei consumi, sempre più ignorante e dunque più sprecona e indifferente ai problemi dell’ambiente urbano? Di chi è la responsabilità di questo crollo verticale della qualità delle nostre città, trasformatesi progressivamente, negli ultimi anni, in un agglomerato informe di costruzioni vecchie e nuove in cui si mescola il bello e il brutto senza soluzione di continuità, ville meravigliose di epoca palladiana sullo sfondo di vecchi capannoni industriali in disuso ricoperti di Eternit, insediamenti mega industriali per costruire i quali sono stati abbattuti centinaia di alberi secolari, attorno ai quali fanno bella mostra di sé morbide collinette adornate di fiori che coprono montagne di rifiuti occultati da strati informi di terra ormai da qualche decina d’anni  ma ancora emananti fetori indicibili, parchi striminziti e asfittici posti al centro dei centri urbani e soffocati dalla mancanza di manutenzione ma tenuti in vita solo dalla buona volontà di alcuni bravi cittadini, piste ciclabili fatte di asfalto e cemento che sfregiano paesaggi una volta meravigliosi e si sostituiscono alla bellezza della natura per creare percorsi da cui ammirare proprio quella natura che hanno appena distrutto e così via…Di chi è dunque la responsabilità? Mi faccio questa domanda perché penso che alcune responsabilità siano ben chiare ed individuabili e, seppure in proporzioni diverse, chiamano in causa i legislatori, gli amministratori locali, i progettisti, i costruttori e anche i singoli cittadini. Nessuno è escluso dallo scempio che si sta compiendo.

Nel prossimo capitolo vorrei parlare di Mogliano in particolare e fare alcuni esempi che possono meglio spiegare perché abbiamo tutti, a mio parere, le nostre responsabilità. Chi più chi meno…